Cara Unione,
Ti scrivo con l’amaro in bocca e lo sguardo rivolto a uno scorcio della nostra splendida Cagliari, a un passo dalle vie del centro, che ogni fine settimana si trasforma nel teatro di un triste paradosso.
Il venerdì e il sabato sera questa piazzetta si riempie di giovanissimi. Ridono, urlano, litigano, si affrontano con quell'esuberanza che a un'età ancora verde dovrebbe servire a costruire il futuro, e che invece viene affogata nell'alcol. Ragazzi spensierati, certo, ma del tutto incuranti di ciò e di chi li circonda. Poi, quando arriva l'ora di spostarsi nei locali della "movida", si alzano e, spesso barcollando, vanno via.
Ciò che si lasciano alle spalle, però, fa male al cuore.
Bottiglie di vetro vuote, lattine schiacciate, bicchieri di plastica seminati sui gradini e sulla pavimentazione. E qui sta il paradosso più desolante: il cestino della spazzatura è lì, esattamente a un passo da loro. A pochi centimetri. Basterebbe allungare un braccio, compiere un gesto semplice e civile. E invece no. Se ne fregano.









