Valli, gole, foreste, steppe, deserti, montagne, altipiani, coste selvagge, spiagge e fune, isole, laghi e fiumi, grotte. Ma anche conventi, eremi, chiese, cappelle, cimiteri, catacombe, così come piccoli borghi, città del passato, archeologia industriale, musei locali, biblioteche. Sono tutti luoghi, di cui l’Italia è puntellata, accomunati da una stessa caratteristica: sono luoghi silenziosi. Per trovarli e visitarli Massimo Acanfora, giornalista, editor e autore di numerosi libri su viaggi controcorrente e turismo responsabile, ha appena scritto “L’Italia del silenzio” (Altreconomia editore). Una guida, appunto, ai luoghi a zero decibel, accessibile a tutti, nelle loro diverse e molteplici forme.

Il silenzio, lei spiega, è terapeutico. Perché?

Lo dice la scienza: lo è sia dal punto di vista meramente biologico, perché migliora il sonno e abbassa la pressione, mentre essere carenti di silenzio alimenta stress e produzione del famoso cortisolo. Ma anche dal punto spirituale, soprattutto – ma non solo – per chi ha il beneficio di avere la fede in una religione e di solito usa il silenzio per arrivare a una comprensione più profonda o al contatto con qualcosa di superiore.

Il silenzio, tuttavia, rischia di diventare un prodotto, e cioè un lusso. Il suo libro è anche un modo per spiegare che il silenzio può essere “democratico”?