Rush finale per la nona edizione di “Campusband Musica & Matematica”, il concorso ideato da Mario Lavezzi che stasera al Teatro Menotti sceglie la sua “promessa” 2026. In lizza Daniel Napolitano, Elisa Benvenuto, Enrico Levi, Francesco Giannini, Luca Di Stefano, Matteo Miano, Rebecca Fornaro, Salvatore Pio, Serena Piscopo, Simone Scabioli, Sofia Giannini e Stefano Stante, giudicati da una giuria di specialisti allargata a dieci spettatori estratti tra quelli in sala. Il vincitore otterrà un contratto discografico per la pubblicazione digitale di un brano inedito con relativo videoclip, mentre ai primi classificati delle altre categorie saranno assegnate due borse di studio: una al Cpm di Franco Mussida e una al Cet di Mogol.

Lavezzi, qual è stato livello artistico di questa edizione? "Forse non eccezionale, ma comunque buono. Devo ammettere che in questo lavoro oggi si fa molta più fatica di quando abbiamo cominciato. E il motivo principale è dato dal fatto che i gruppi sono praticamente spariti. Nelle prime edizioni ce n’erano sempre tre o quattro, e anche di più. Basta ricordarsi che i primi vincitori furono The Flyers, tre ragazzi calabresi appena sedicenni".

A cosa attribuisce questa stanchezza giovanile nel creare musica assieme? "Credo che il fenomeno sia dovuto all’individualismo indotto dalla tecnologia, dai social e da programmi televisivi influenti come ‘Amici’. E poi c’è stata una trasformazione radicale del mercato: quando si vendevano i supporti fisici, i numeri erano diversi. Basta pensare che oggi un milione di streaming ti frutta appena 3mila euro".