Ci sono ancora circa seimila persone e cinquecento navi bloccate nel Golfo Persico dall’inizio del conflitto, cinque mesi fa». Arsenio Dominguez, panamense, è il segretario generale dell’International Maritime Organization, l’agenzia specializzata delle Nazioni Unite che stabilisce le regole internazionali per la sicurezza della navigazione, la protezione degli equipaggi e la prevenzione dell’inquinamento causato dalle navi. Di fronte a un conflitto che invece di attenuarsi si intensifica Dominguez chiama ancora alla de-escalation fra le forze in campo. Ma ammette anche che in quell’area, con gli attacchi nel Mar Rosso, il trasporto marittimo è vittima di «una crisi globale».

Quali sono oggi le condizioni dei marittimi bloccati nel Golfo?

«La situazione resta critica. Negli ultimi dodici giorni non ci sono stati progressi nello Stretto di Hormuz e il transito delle navi è quasi completamente fermo, perché non è sicuro. Più a lungo gli equipaggi rimangono bloccati, più aumentano le difficoltà per il loro benessere, la salute mentale e la stanchezza. Anche le scorte stanno diminuendo e, con l’estate, nella regione fa sempre più caldo. Nulla potrà cambiare finché non ci sarà una de-escalation. Fino ad allora le navi non devono tentare il passaggio, perché rischiano di essere colpite».