Torna il bollino rosso per rischio incendi domani per le province di Palermo e Trapani. Lo dice il bollettino della Protezione civile regionale siciliana. Per Agrigento, Caltanissetta, Catania, Enna, Messina, Ragusa e Siracusa la pericolosità sarà invece media, con fase di preallerta arancio. Sul territorio siciliano sono previste precipitazioni assenti e venti da deboli a moderati provenienti dai quadranti meridionali, con locali rinforzi. Le temperature massime saranno in aumento, con valori localmente molto elevati, mentre anche le minime cresceranno, in alcuni casi sensibilmente. L’umidità minima nei bassi strati sarà compresa tra il 30 e il 40 per cento. Per le ondate di calore il bollettino assegna il livello 1 (giallo) a Catania, Messina e Palermo. Le temperature massime percepite previste saranno rispettivamente di 37, 36 e 35 gradi.Boschi e terreni distrutti: subito ristori

Migliaia di ettari di territorio percorsi dal fuoco, aree boschive, pascoli, seminativi e superfici agricole produttive compromesse: gli incendi che da settimane attraversano la Sicilia stanno colpendo duramente anche l’agricoltura. Dall’Ennese al Palermitano, dall’Agrigentino al Catanese, le fiamme hanno distrutto colture, alberi, capannoni, mezzi e attrezzature, scorte e foraggi, causando in più casi anche la perdita di animali e l’evacuazione di aziende zootecniche. Confagricoltura Sicilia rivolge "un appello formale al presidente della Regione, Renato Schifani, e all’assessore regionale per l'Agricoltura, lo Sviluppo rurale e la Pesca mediterranea, Luca Sammartino, perché siano previsti ristori immediati per le imprese agricole e zootecniche danneggiate e sia avviato un piano straordinario di ricostruzione".Migliaia di ettari di territorio percorsi dal fuoco, aree boschive, pascoli, seminativi e superfici agricole produttive compromesse: gli incendi che da settimane attraversano la Sicilia stanno colpendo duramente anche l’agricoltura. Dall’Ennese al Palermitano, dall’Agrigentino al Catanese, le fiamme hanno distrutto colture, alberi, capannoni, mezzi e attrezzature, scorte e foraggi, causando in più casi anche la perdita di animali e l’evacuazione di aziende zootecniche. Confagricoltura Sicilia rivolge "un appello formale al presidente della Regione, Renato Schifani, e all’assessore regionale per l'Agricoltura, lo Sviluppo rurale e la Pesca mediterranea, Luca Sammartino, perché siano previsti ristori immediati per le imprese agricole e zootecniche danneggiate e sia avviato un piano straordinario di ricostruzione"."Quando il fuoco entra in un’azienda agricola non brucia soltanto una superficie", afferma il presidente di Confagricoltura Sicilia, Rosario Marchese Ragona. "Sui seminativi e sulle colture annuali - aggiunge - significa perdere il raccolto dell’anno. Sulle colture permanenti come vigneti, oliveti, agrumeti e frutteti il danno si protrae per anni: piante distrutte, costi di reimpianto, mancato reddito futuro. A questo si aggiungono impianti irrigui, tubazioni, recinzioni, serre, fabbricati rurali, macchinari, scorte, foraggi e rotoballe andati in fumo, la perdita dei pascoli e delle risorse foraggere per gli allevamenti, e un danno che continua nel tempo: erosione, perdita di fertilità, minore capacità di trattenere l’acqua, maggiore rischio di desertificazione".Da qui "la richiesta di un cambio di metodo": "Non basta sapere quanti ettari sono bruciati", prosegue Marchese Ragona. "Dobbiamo sapere quanta agricoltura abbiamo perso e quanto tempo servirà per ricostruirla. Per questo chiediamo una ricognizione georeferenziata dei danni: quali colture e quali aziende sono state colpite, quali infrastrutture sono state compromesse, quale capacità produttiva è andata persa. Gli interventi pubblici devono partire da questa consapevolezza: non semplici ristori legati alla superficie incendiata, ma un piano straordinario per la ricostituzione del potenziale produttivo delle aziende agricole siciliane colpite dal fuoco".Tra le richieste avanzate all’esecutivo regionale, Confagricoltura Sicilia indica anche un piano pluriennale di riforestazione dell’Isola, da affidare non solo agli enti pubblici ma anche agli imprenditori agricoli privati, remunerandone l’impegno nella messa a dimora e nella manutenzione delle piante. "Serve tornare a piantare alberi, con specie autoctone e con chi il territorio lo conosce e lo presidia ogni giorno", sottolinea Marchese Ragona. "Gli agricoltori possono essere i primi custodi del territorio: manutenzione delle fasce parafuoco, pulizia, viabilità rurale, sorveglianza. Difendere le imprese agricole significa difendere la Sicilia dagli incendi, dall’abbandono e dalla desertificazione". Confagricoltura Sicilia chiede infine l’apertura immediata di un tavolo tecnico regionale con le organizzazioni professionali agricole per definire tempi, risorse e modalità degli interventi.