Sabato 25 Luglio 2026 | 12:23
Sabato 25 Luglio 2026, 12:02
Un incarico conferito a un sedicente ingegnere costa una condanna a 6.700 euro di danni all’ex presidente dell’Ataf di Foggia, Giandonato La Salandra, oggi parlamentare di Fratelli d’Italia. Lo ha stabilito la Corte dei conti, secondo cui l’allora numero uno dell’azienda del trasporto pubblico non aveva il potere di firmare una consulenza: la legge approvata dalla maggioranza di cui La Salandra fa parte gli ha evitato un salasso ancora maggiore.
I giudici contabili (presidente Daddabbo, relatore Natali, Grasso) hanno dunque accolto la ricostruzione della Procura guidata dalla dottoressa Carmela de Gennaro con il sostituto procuratore generale Fernado Gallone. Il collega Daniele Giannini in udienza ha ribadito la richiesta di condanna a circa 22mila euro, ritenendo l’incarico «gravemente illegittimo» non solo perché firmato dal presidente ma anche perché non era possibile procedere con l’affidamento diretto.
Al centro della vicenda, appunto, l’incarico di «security manager» attribuito a Girolamo D’Agnano, un ex carabiniere, non iscritto all’ordine degli ingegneri pur firmando la sua corrispondenza come ingegnere, con una «lettera riservata» dell’allora presidente La Salandra. La difesa del parlamentare (avvocato Nicola Traisci) ha fatto cadere la prima contestazione, dimostrando che l’affidamento era stato reso noto attraverso il sito web dell’azienda pubblica, e ha spiegato perché in Ataf servisse un «security manager». Ma non ha potuto superare il secondo rilievo della Procura contabile, ossia il fatto che in Ataf il compito di attribuire gli incarichi di collaborazione spetta al consiglio di amministrazione.







