ROMA - La partita per la governance e gli equilibri proprietari di Delfin entra in una fase nuova e potenzialmente decisiva, segnata dall'intervento diretto del mercato del capitale privato globale. La decisione di Leonardo Maria Del Vecchio di strutturare un finanziamento da 1,1 miliardi con il colosso di New York Apollo Global Management rappresenta il tassello più recente di una complessa vicenda iniziata con la scomparsa del fondatore, Leonardo Del Vecchio, nel giugno del 2022.

L'accordo di finanziamento con il fondo statunitense, firmato qualche giorno fa, e gestito dagli uomini del team, regolato a un tasso d'interesse dell'8%, stabilisce l'erogazione di una tranche da 1,1 miliardi - di durata 18 mesi - che andrà a rifinanziare le esposizioni dirette e personali del quartogenito del fondatore di Luxottica con Unicredit e Alba Leasing - 760 milioni - e gli assicurano altra liquidità. A fronte di questo prestito, il fondo Usa avrebbe ottenuto garanzie sui veicoli societari del beneficiario. In aggiunta Apollo avrebbe dato la disponibilità a estendere l'impegno creditizio fino a circa 10 miliardi di euro. Una cifra imponente, calibrata per garantire la liquidità necessaria qualora si concretizzasse il riacquisto delle quote detenute dai fratelli Luca e Paola, ciascuno proprietario del 12,5% del capitale della holding lussemburghese, tramontata qualche settimana fa per l'indisponibilità della holding lussemburghese a rendersi garante di ultima istanza. Si consideri che sul mercato, mediamente i finanziamenti corporate delle banche hanno un tasso del 4% circa che scende al 3% sulle large.Per comprendere la portata dell'operazione occorre ripercorrere l'evoluzione recente della cassaforte familiare. La struttura proprietaria di Delfin si fonda su un'architettura azionaria suddivisa in otto quote paritetiche del 12,5%, ripartite tra la vedova Nicoletta Zampillo e i sette eredi (Claudio, Marisa, Paola, Leonardo Maria, Luca, Clemente più Rocco Basilico, figlio della Zampillo). Sin dall'apertura della successione, l'assetto statutario disegnato dal fondatore per garantire stabilità temporale ha previsto vincoli decisionali stringenti e maggioranze qualificate. Nel corso del tempo, la convivenza tra diverse visioni sulla gestione del patrimonio ha alimentato un confronto interno riguardante sia le politiche di distribuzione dei dividendi, sia l'indirizzo strategico nelle principali partecipazioni quotate, da EssilorLuxottica a Mediobanca, da Generali a Covivio a Unicredit. GOVERNANCE La progressiva maturazione di differenti posizioni individuali ha tuttavia aperto la strada all'ipotesi di una riorganizzazione del capitale, prefigurando per alcuni eredi la possibilità di disinvestire a favore di chi intende rafforzare la propria presenza. Sotto il profilo tecnico, le condizioni finanziarie pattuite con Apollo riflettono i parametri correnti del mercato del credito privato per operazioni strutturate di grande dimensione. Il rendimento dell'8% per la tranche iniziale da 1,1 miliardi pondera il profilo di rischio legato al pegno o alle garanzie sulle quote, pur a fronte di asset sottostanti dotati di elevata liquidità e reddittività. L'eventuale estensione del plafond fino a 10 miliardi rappresenterebbe una delle principali operazioni di leverage individuale mai completate in Europa su una holding familiare. Se l'operazione offre ai fratelli Luca e Paola un'opzione di uscita definita sul piano della liquidità, l'esito del confronto determinerà una riconfigurazione dei pesi specifici in Delfin, ponendo le basi per una governance rinnovata e destinata a riflettersi inevitabilmente sui delicati equilibri dei grandi assetti finanziari italiani.