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Mara Gergolet, corrispondente da Berlino

Presentato il nuovo ct tedesco: «Rappresenta il culmine della mia carriera e della mia vita»

BERLINO - Jürgen Klopp ha questo di speciale: è un tedesco che piace all’estero e in casa, e già soddisfare una sola delle due parti dell’affermazione è difficile. Ma quando ieri è stato finalmente presentato alle 11 del mattino, 26 giorni dopo l’eliminazione dal Mondiale — inseguito subito dopo il flop, e forse da prima — è come se si fosse chiuso un cerchio. Sono vent’anni che si fa il nome di Klopp per la nazionale tedesca. E se non si sono incontrati prima è perché, come per certi amori che fanno giri lunghi, non erano mai disponibili l’uno per l’altro al momento giusto.

Klopp ha detto che è «un onore». E ha fatto intendere che dopo la nazionale chiuderà con il calcio: «Questo rappresenta idealmente il culmine della mia carriera, della mia vita, della mia vita professionale. Dedicherò all’incarico tutte le mie energie». Tra lo scherzoso e il minaccioso, ha promesso che se ne andrà senza un euro di liquidazione se i tifosi non saranno contenti, ma anche se i «media infastidiranno la mia famiglia». È il capo, e ha messo i paletti. C’erano da sistemare i dettagli in questi 26 giorni. Bisognava risolvere il contratto con la Red Bull, dove Klopp era global head of soccer. La multinazionale ha rinunciato alla penale di 11 milioni in cambio di 1,4 milioni da versare a una fondazione benefica e tre partite della nazionale a Lipsia, il suo quartier generale.