Stavolta è vero, la trazione elettrica prenderà il posto dei cavalli. Con un percorso graduale, certo, il dialogo con la Motorizzazione per l’omologazione dei veicoli, magari l’istituzione di un albo che comprenda i 38 “‘gnuri” oggi in attività, 60 fino a pochi mesi fa.
Il regolamento del 2016 lascia il passo, grazie al patto tacito tra maggioranza - non numerica, in aula - e opposizione, che ha messo sul piatto il mantenimento del numero legale sulle variazioni di bilancio molto care al presidente della commissione omonima Giuseppe Milazzo, capogruppo meloniano, e all’intera coalizione. In cambio, l’appoggio sulle modifiche sul benessere animale, peraltro bipartisan in molti snodi. Il fatto tecnico e procedurale svela però tutti i conflitti sordi e urlati delle scorse settimane, con ben tre emendamenti relativi appunto alla trazione animale sul tavolo. La prima, del 2020, la seconda firmata da Giulia Argiroffi di Oso Controcorrente e da molti altri di ambo le sponde, la terza di Domenico Bonanno di Generazione Palermo. Tutti assorbiti nell’emendamento multifirma passato ieri. Oltre agli obblighi di omologazione e immatricolazione, anche quello di conseguimento di patente adatta da parte dei conducenti, che potranno tramandarsi la licenza per successione. Le carrozze «potranno presentare caratteristiche estetiche e funzionali riconducibili alla tradizionale carrozza». All’amministrazione è richiesto un piano di «graduale riconversione» di concerto con organizzazioni di categoria «da approvarsi entro 180 giorni». Il nodo contabile, che già aveva raccolto i veti della Ragioneria generale nella prima redazione dell’emendamento, poi corretta da un subemendamento, è neutralizzato con la previsione che «le eventuali forme di sostegno economico» verranno decise nel piano.








