Firenze, 25 luglio 2026 – Era febbraio quando abbiamo raccontato per la prima volta la storia di ’Paolo’ (nome di fantasia), 13 anni, nato a Empoli, residente in provincia di Pisa. Ha frequentato la terza media, gioca a calcio, ma non ha potuto partecipare al bando per il Pellegrinaggio della memoria, né ai progetti Erasmus, né può andare a trovare gli zii in Svizzera né andare in trasferta con la squadra. La sua carta d’identità italiana non gli permette di uscire dall’Italia a causa di una dimenticanza burocratica: i genitori biologici, di nazionalità extra Ue, alla nascita non lo hanno registrato all’anagrafe del loro Paese di origine. Paolo da 5 anni vive con la sua nuova famiglia affidataria, ha due fratelli, ma non i loro stessi diritti. I genitori affidatari, Samuele e Sara Corsi, attraverso le pagine del nostro giornale hanno denunciato una vuoto normativo discriminatorio nei confronti di Paolo: ne è nata una battaglia di diritti. Da quel primo articolo è iniziato un percorso civile, sociale e istituzionale che ha riunito famiglie in tutta Italia. Ne è nata anche una proposta di legge presentata da parlamentari bipartisan per evitare che un minore resti bloccato nella burocrazia. Qualche giorno fa Samuele e Sara hanno portato il bambino all’ambasciata del suo Paese di origine a Roma e, insieme alla mamma biologica e agli assistenti sociali, hanno ottenuto il passaporto per Paolo: arriverà tra qualche settimana. Un nuovo punto di partenza per ottenere i diritti che merita.