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Un uomo solo contro sé stesso, sui ventuno gremitissimi tornanti dell’Alpe d’Huez. Troppo grande il richiamo della storia, troppo altisonante il nome della salita finale per adagiarsi sugli allori di un Tour de France già chiuso a doppia mandata.Di fronte a una vetta mai conquistata, a uno dei record di scalata più longevi del ciclismo e al nome di chi lo detiene (Marco Pantani, dal 1995) il palato da cannibale di Tadej Pogacar si fa ingolosire, e poco importa se all’imbocco dei 13 chilometri finali i fuggitivi hanno un vantaggio cosmico.La rincorsa dello sloveno - fatta eccezione per il tratto in cui trova il compagno Adam Yates - è un viaggio portentoso e allo stesso tempo intimo nel frastuono della folla, che si apre a ogni curva davanti a lui come a un Mosé in maglia gialla.Un viaggio che porta alla quinta vittoria della sua Grande Boucle: ormai una routine, ma al traguardo la sua gioia è quella delle giornate speciali, quelle che puoi chiamare trionfi, che si guadagnano un posto in prima pagina nell’album dei ricordi. Un campione lo sa quando ha fatto un’impresa.
La straordinaria rimonta dello sloveno
L’unico modo per vincere date le circostanze, con la fuga di giornata - ricchissima di corridori - arrivata ai piedi della salita con 3'15» di vantaggio e con vari uomini pericolosi al suo interno.Lo sloveno non ha tempo da perdere e parte in progressione sulle prime rampe con un ritmo impossibile per i diretti rivali nella classifica generale: riprende a uno a uno gli attaccanti di giornata, finché non riacciuffa ai -1500 metri un ancora generosissimo Richard Carapaz e Lenny Martinez.La strada spiana, tutto sembra presagire una volata, ma la maglia gialla ha fame, attacca di nuovo e vola al traguardo in solitaria.Il record di Pantani è stato battuto










