NAIROBI - Cyril Ramaphosa schiva, per ora, lo scenario dell’impeachment. L’Alta corte del Capo occidentale ha ordinato la sospensione della procedura contro il leader sudafricano, congelando «provvisoriamente» la messa in stato di accusa sul cosiddetto Farmgate: lo scandalo di 580mila dollari Usa in contanti rubati da un suo ranch presidenziale nel 2020, riemerso in un rapporto del 2022 che contestava diversi illeciti a carico del presidente e numero uno dell’African national congress.
Il verdetto permette alla commissione d’inchiesta di continuare il lavoro preparatorio in attesa delle due nuove udienze sul caso, già fissate a inizio settembre. Ramaphosa ha accolto con favore una sentenza innescata da un suo ricorso e ribadisce il «rispetto per l’indipendenza del potere giudiziario», dicendosi pronto a collaborare con la magistratura. La vittoria appena incassata rinvia la resa dei conti sull’indagine e il voto al Parlamento di Pretoria, ma non disinnesca i rischi legali e politici sottesi a uno degli episodi più spinosi dai tempi dalla sua ascesa alla presidenza nel 2018.
La saga dello «scandalo della sofà» e la strategia di Ramaphosa
I parlamentari hanno rimesso in moto giugno la procedura di impeachment dopo che la Corte costituzionale, il tribunale supremo del Sudafrica, ha bocciato una scudo legale blindato dalla maggioranza dell’African national congresso contro le indagini.










