Il vicepremier e leader della Lega, Matteo Salvini, è intervenuto sulla riforma dell’imputabilità dei minori approvata dal Consiglio dei ministri, respingendo l’etichetta di “norma anti-maranza” e spiegando che il provvedimento introduce un diverso criterio nella valutazione della responsabilità penale dei ragazzi tra i 14 e i 18 anni. Intervistato dalla trasmissione Gli Inascoltabili su Radio Roma Sound, Salvini ha sostenuto che la riforma adegua la normativa ai cambiamenti della società.
“Si ribalta il principio”
Secondo il vicepremier, la novità consiste nel superare la presunzione secondo cui un minorenne non sarebbe pienamente consapevole delle proprie azioni. “Un reato commesso da un minorenne, quindi dai 14 ai 18 anni, oggi non è automaticamente sanzionato, perché in automatico si presume che uno che ha meno di 18 anni non sia perfettamente consapevole di quello che combina. Con questa norma si ribalta la situazione: si dà per scontato che a 14, 15, 16 e 17 anni tu sia consapevole di quello che fai e delle conseguenze, a meno che non venga dimostrato che non sei in grado di intendere e di volere”, ha dichiarato Salvini.
Il leader della Lega ha aggiunto che il nuovo impianto normativo introduce un criterio diverso rispetto al passato. “Fino a oggi, se uno commette un reato e ha 15 anni, si dice: ‘Poverello, però è piccolino’. Con questa norma, a meno che non si dimostri che c’erano condizioni di particolare difficoltà, si è imputabili a 16 anni come si è imputabili a 20 anni”, ha affermato.











