Tra il 2005 e il 2024 le emissioni gas serra dei settori coperti dall’Ets (Emission trading system) sono diminuite del 50%, risultando inferiori di circa un miliardo di tonnellate di CO2 all’anno rispetto all’avvio del sistema. Secondo una ricerca della London School of Economics, nello stesso periodo i settori non inclusi – che rappresentavano oltre la metà delle emissioni gas serra europee – hanno registrato una riduzione molto più contenuta, pari al 17%.

Sull’argomento, venerdì scorso, il Commissario europeo per il Clima, Wopke Hoekstra, ha ricordato che “senza l’Ets l’Europa oggi consumerebbe circa 100 miliardi di metri cubi di gas in più, risultando ancora più vulnerabile di quanto non lo sia già”. Si tratta di un’ulteriore conferma delle bontà di uno strumento che ha saputo negli anni ridurre la dipendenza europea dai combustibili fossili e incentivare investimenti in innovazione e rinnovabili da parte delle industrie energivore. Tuttavia, nel presentare la proposta di riforma dell’Ets, Hoekstra ha di fatto aperto al depotenziamento dello strumento.

Nonostante i risultati raggiunti, la Commissione si è piegata a mesi di pressioni politiche – in particolare delle forze politiche e dei governi di destra – e industriali, tra cui spicca la Confindustria italiana, finendo per indebolire il principale pilastro della politica climatica europea. Si tratta di un arretramento, ma non di uno smantellamento o di una sospensione del Sistema richiesta da alcuni governi, tra cui quello italiano.