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La fluidità di Chrome su Android non dipende soltanto dalla potenza del SoC (System-on-a-Chip) o dalla frequenza dello schermo. Basta che un evento tattile arrivi con qualche millisecondo di ritardo, che un thread rimanga occupato più del previsto o che un messaggio tra processi attraversi troppi passaggi perché la pagina sembri incepparsi sotto il dito. Google sostiene di avere ridotto del 48% la frequenza degli scorrimenti irregolari intervenendo sul percorso che collega il touchscreen alla visualizzazione effettiva dei pixel.

Il problema prende il nome di scroll jank: durante lo scorrimento, uno o più fotogrammi non riflettono in tempo la nuova posizione della pagina. Lo schermo ripropone quindi per un ciclo il contenuto precedente, producendo quel piccolo scatto che l’occhio percepisce subito, soprattutto sui telefoni con pannelli ad alta frequenza.

I numeri aiutano a capire quanto siano ridotti i margini disponibili. Un display a 60 Hz aggiorna l’immagine ogni 16,7 millisecondi; a 90 Hz il tempo scende a circa 11,1 millisecondi, mentre a 120 Hz restano appena 8,3 millisecondi. Entro quella finestra Chrome deve ricevere il movimento del dito, stabilire quale elemento stia scorrendo, calcolare la nuova posizione, comporre il fotogramma, riempire un buffer grafico e consegnarlo ad Android. Essere molto veloci in media non basta: serve soprattutto evitare oscillazioni e ritardi sporadici.