Dal Polifonic al Panorama, passando per il Locus, la Notte della Taranta e non solo: un territorio nel Sud ha imparato a raccontarsi attraverso la musica. E anche attraverso i suoi luoghi, tra masserie della Valle d'Itria e le cave di pietra. Ma non senza difficoltàDal Polifonic al Panorama, passando per il Locus, la Notte della Taranta e non solo: un territorio nel Sud ha imparato a raccontarsi attraverso la musica. E anche attraverso i suoi luoghi, tra masserie della Valle d'Itria e le cave di pietra. Ma non senza difficoltàAd agosto, in mezzo all’oceano di ulivi della Valle d’Itria, o ancora più giù verso il Salento, succede una cosa impensabile fino a qualche anno fa: le contrade e i tratturi si ingorgano tra le macchine straniere. Tedeschi, olandesi, inglesi, sudcoreani, statunitensi, arabi: arrivano nel momento in cui il sole batte forte sulle pietre bianche di Locorotondo, Alberobello, Cisternino, e parcheggiano ai bordi delle strade di campagna che non erano state progettate per loro. Li aspettano masserie, cave, spiagge, ulivi centenari e soprattutto musica. Molta musica.La Puglia d'estate è ormai una delle coordinate imprescindibili del calendario musicale europeo. Tra giugno e settembre si dispiegano una ventina di festival di diversa natura e dimensione: dal lirico al techno, dall'elettronica di ricerca alla pizzica, dal jazz afroamericano al cantautorato italiano. Il Festival della Valle d'Itria (arrivato alla 52ª edizione, il più antico) aveva già capito tutto nel 1975, quando portava l'opera lirica nelle corti delle masserie di Martina Franca, con una logica che sarebbe diventata il modello di mezza Europa e dell’intera regione. Il paesaggio fa parte dello spettacolo. Cinquant'anni dopo, la regione conta 44.883 immobili attivi destinati a locazione turistica, un indotto turistico da 13,9 miliardi di euro e, d’altra parte, una giunta regionale che il 19 maggio ha approvato un disegno di legge per limitare le nuove locazioni brevi nei comuni a maggiore pressione turistica. I festival sono parte di questo sistema: ne sono stati, nel bene e nel male, uno degli acceleratori principali.Quest'anno la stagione si è aperta con il Locus il 18 giugno a Bari e si chiude il 2 settembre, sempre col Locus, con i C.S.I. In quel cono d’ombra succede di tutto: il Viva! Festival compie dieci anni il 31 luglio a Locorotondo. Il Collaterale torna in Valle d'Itria l'8 e il 9 agosto, tra Masseria Eccellenza e Le Palme Beach Club. Il Festival della Valle d'Itria propone la Carmen di Bizet in versione originale del 1874, mai eseguita così, con la direzione musicale di Fabio Luisi. Il 18 luglio si è conclusa a Otranto l’ottava edizione di Porto Rubino, che ha fatto tappa anche nei porti di Taranto e Savelletri. E poi ci sono loro, i festival che trainano più di tutti il parterre musicale elettronico: il Polifonic (iniziato mercoledì 22 luglio, si protrarrà fino al 26) e, scendendo più giù verso il Salento, il Panorama, meta da giornate di ferragosto (dal 14 al 16 agosto alle Cave del Duca di Lecce). Nella stessa zona, qualche giorno dopo, un cambio di format e di selezione musicale: la Notte della Taranta porta il suo concertone a Melpignano, ventinove anni dopo la prima edizione, con Ermal Meta (nato a Fier in Albania, cresciuto a Bari nell'esodo degli anni Novanta) come maestro concertatore.Locus FestivalI tre gigantiLa prima edizione del Polifonic risale al 2017. Nona edizione quest'anno, quinta del Panorama, ventiduesima del Locus: tre generazioni di festival che convivono nello stesso territorio e che hanno scelto strade completamente diverse per starci. Ma una identica li attrae: la capacità della terra pugliese di meravigliare i suoi ospiti. E di riaffascinarli ancora e ancora.Marco Sala, uno degli organizzatori del Polifonic, racconta che alla prima edizione, in una masseria della Valle d'Itria, Theo Parrish aveva appena finito di suonare all'alba. Sulla strada del ritorno si voltò e lo trovò in lacrime. “Era commosso per i colori, per la situazione, per l'energia, per tutto". Solo un esempio di quanto quella sproporzione tra il paesaggio silenzioso bucolico e la musica riescano ad abbagliare chi arriva laggiù per la prima volta. "Ormai è un pin nella mappa estiva dei festival di musica elettronica", dice Sala. "E agevola soprattutto avere a disposizione posti così belli per ospitarli a 360°. Sempre più negli anni abbiamo avuto artisti che si sono fermati, si sono presi dei giorni di vacanza, hanno esplorato il territorio".Il Polifonic ha costruito la propria identità su una scelta precisa e tenuta ferma nel tempo: una curatela deliberatamente lontana dal resto. "Ci siamo allontanati da un concetto più mainstream", conferma Sala. "Abbiamo lavorato nella direzione di una gestione più delicata, dalla parte artistica". Il cartellone 2026 (cinque giorni distribuiti tra Cala Maka, la settecentesca Masseria Capece di Cisternino e Le Palme Beach Club, con oltre 70 artisti) ne è la sintesi: Carl Craig e Moodymann in back-to-back, due leggende di Detroit che normalmente suonano ad Amsterdam o Berlino; Djrum, Sama' Abdulhadi, Voices From The Lake, per poi dare spazio anche alla magia illusoria e onirica di Mace, artista nostrano. Il tema dell'edizione è "Sensory Bloom" e si traduce concretamente in un nuovo palco (l’Echoes Stage, nato dalla collaborazione con Rinse Fm France) e in installazioni audiovisive frutto di una call pubblica aperta questo inverno: tra cui una torre alta dieci metri costruita da un artista italiano, e un progetto di due ragazze di Taranto e del brindisino che abitano il paesaggio della masseria con barre di video wall.Dall'altro capo del registro, il Panorama Festival ha scelto di non fare sconti sulla scala. Nato nel 2022 da un'idea di Vincent De Robertis e un gruppo di ragazzi che avevano lavorato per anni al Guendalina - storico club del Salento - è arrivato in cinque anni al trentaseiesimo posto nel ranking mondiale di DJ Mag, con oltre 50 mila presenze nel 2025 da più di 40 Paesi. "Siamo partiti in quattro, quattro ragazzi giovani", racconta De Robertis. L'intuizione era semplice: "Dare alla gente che arriva più ore di musica, più artisti, e l'experience che possono essere la gita in barca o le bellezze leccesi. Una persona può godersi tutte le bellezze del Salento e in più ascoltarsi in tre giorni quasi quindici headliner, cosa che non succede quasi in nessuna parte d'Europa". Quest'anno la lineup include Solomun, Peggy Gou, Jamie Jones in back-to-back a tre con Seth Troxler e The Martinez Brothers, Yoshiyuki Yamamoto, Josh Baker. "Il nostro mondo è mainstream, però mainstream di profilo", specifica De Robertis.Vincenzo Bellini di Bass Culture (che del Locus è amministratore da quando il festival è nato nel 2005) descrive la stessa attrazione e conservazione del territorio, ma con un altro linguaggio: "Siamo un po' contadini e un po’ trullari: coltiviamo il terreno sulle quattro stagioni, ma poi chiudiamo dei cerchi che portano a dare la forma che vogliamo. L’identità, il logo del festival, è un trullo visto da dentro: esprime orgoglio rispetto a un territorio, ma anche la proiezione di una tradizione verso un futuro". Il Locus è partito quando a Locorotondo non c'era nemmeno un albergo. Prima edizione, 2005: Stefano Benni con un reading e i Negramaro, appena esplosi, in concerto gratuito. Poi negli anni, a cascata: Vinicio Capossela, Franco Battiato, David Byrne: “Lui è una persona e un artista unico, per questo lo abbiamo richiamato quest’anno. Nel 2009 arrivò, prese la bicicletta e andò in giro per la Valle d'Itria. È tornato nel 2026 per la prima e unica data del suo tour al sud”. E ancora: ”Di Battiato ricordo ancora la cantina sociale di Locorotondo, 1.500 persone", dice Bellini. "Con quel concerto il festival aveva raggiunto un posizionamento più alto. Era la nostra terza edizione".Panorama FestivalTre festival, tre modelli diversi di radicamento. Quello che li accomuna è la capacità di portare qui pubblico che altrimenti non ci verrebbe, o non ci verrebbe in questo modo. Il Polifonic stima che un 20-23% delle sue 35 mila presenze arrivi dall'estero, con le ricerche di alloggi a Locorotondo cresciute di oltre il 120% nella settimana del festival rispetto all'anno precedente. "Già ad aprile-maggio si vede che nella nostra settimana i prezzi sono più alti e ci sono pochissime opzioni", dice Sala. "Tutti quelli che arrivano da altre parti d’Italia, e arriviamo a superare il 50% del nostro pubblico, ne beneficiano: dal ricettivo alla ristorazione e l’hospitality".Il Panorama ha portato questa logica fino all'estremo: nel 2026 ha venduto biglietti in 55 Paesi e punta a 60 entro agosto. "Togliendo i salentini che saranno 10 mila, altri 40 mila provengono da tutta Italia e dal mondo", dice De Robertis. "Prendono il volo, l'hotel, cenano in loco. L'impatto economico è altissimo". Il festival ha costruito una piattaforma di prenotazione integrata sul sito, con convenzioni con Ncc, navette e car sharing. L'anno scorso le strutture ricettive locali hanno raggiunto il 98% di occupazione nei tre giorni dell'evento. Nel 2023, quando Peggy Gou ha portato al Panorama la sua "(It Goes Like) Nanana" nell'estate in cui dominava le classifiche mondiali, De Robertis racconta che la sensazione fu quella di essere “davanti a Michael Jackson. Eppure non si atteggia come se fosse così in alto. Lei ama la Puglia. È la DJ di Berlino, viene dall'underground. Ma si sente molto a suo agio”. Un motivo in più per richiamarla anche quest’anno.Il Locus ha invece costruito nel tempo un modello industriale permanente che va oltre la stagione estiva. Bass Culture gestisce il Palaflorio di Bari, l'Officina degli Esordi, il Museo del Territorio di Alberobello, e conta circa 30 dipendenti a tempo indeterminato al sud. "Attraverso il festival abbiamo costruito il ciclo di produzione della società", spiega Bellini. "Il Locus diventa molte volte la vetrina con cui presentiamo per la prima volta in Italia degli artisti con cui poi lavoriamo tutto l'anno". Un esempio: la collaborazione nata con Marco Castello, cantautore siciliano tra gli artisti in cartellone quest'anno, ha portato il Locus a seguire il suo intero tour in Italia. "Nascono delle alchimie per le quali partono pure le collaborazioni". Stessa cosa con le aziende agroalimentari locali: dalla cantina di Minervino che ogni anno ospita un evento nella sua Tenuta a Raffo, birra pugliese entrata nel circuito degli sponsor. "Noi riusciamo a dare il prodotto Puglia nel food and beverage: è sia un'azione ecologica, perché dai prodotto a km 0, sia un collegamento per cui la cantina stessa identifica quello come elemento di promozione. Almeno così non vai a sentire musica costretto a mangiarti il tramezzino da supermercato”.PolifonicIl conto da pagarePortare 12 mila persone in una masseria di campagna, la notte, ha un costo che non finisce nel prezzo del biglietto. "La viabilità in quelle zone è molto impegnativa", dice Sala del Polifonic, che ogni anno aggiunge parcheggi, rampe, corsie e addetti. E dunque, motiva così la crescita dei prezzi che stima “al 7-8%”, nonostante il pass su più giorni si sia in realtà abbassato di prezzo. “Il piano di sicurezza diventa, man mano che cresci, sempre più oneroso: presidi medici, prevenzione incendi. È un grossissimo impegno finanziario". Le strade di provincia che collegano Cisternino e Fasano non sono state costruite per 35 mila presenze concentrate in cinque giorni, e il festival lo sa: "Tutti gli anni mettiamo in campo degli strumenti per provare a distribuire i flussi. Quest'anno abbiamo preso un nuovo parcheggio, aperto una nuova rampa, fatto una doppia corsia da un certo punto".Il Panorama ha dovuto affrontare un problema diverso, fisicamente più bizzarro: la cava amplifica il suono e lo manda a chilometri di distanza. I residenti di Cavallino, il comune confinante con le Cave del Duca, avevano segnalato nell'estate 2025 che il suono del festival arrivava fino alle case. "Abbiamo studiato con l'ingegnere per fare in modo che la musica rimanga giù nella cava e basta", spiega De Robertis. "Lo scorso anno c'erano i ripetitori sopra, quest'anno non li mettiamo. La musica ci sarà solo nel dancefloor, fuori non ci sarà musica". Una soluzione che secondo De Robertis migliora anche l'esperienza: "Se stai vivendo un momento di tranquillità, stai mangiando o bevendo, in quelle zone non ci deve essere la musica. È giusto che rimanga solo nella cava. Nel resto d’Europa i grandi festival fanno così”.Il Locus ha risolto il problema della concentrazione alla radice, distribuendo la proposta su quasi tre mesi e, ogni volta, diversi comuni: raramente lo stesso pubblico si sovrappone. "Abbiamo cercato di fare la copertura della stagione estiva, ma non ci è venuto perché l'abbiamo pensato, è successo per una serie di dinamiche", dice Bellini. Il risultato, però, è che il Locus è rimasto quasi immune alle tensioni che altri festival generano. Quella formula itinerante che a volte sembra anti-commerciale è anche, nei fatti, il modo più efficiente di non saturare mai un solo luogo.Sullo sfondo di tutto questo, il disegno di legge approvato il 19 maggio dalla giunta Decaro (quello che dà ai Comuni ad alta densità turistica il potere di introdurre tetti alle nuove locazioni brevi) è il segnale che la stagione della crescita senza regole si sta chiudendo. I festival lo sanno. "Sappiamo bene quelli che sono i pro e i contro di operare in una certa area", dice Sala. "Se continuiamo a perseverare qui è perché la magia di poter fare un evento in questi luoghi magici è sicuramente maggiore della voglia di scalare".Almeno finora, questi cerchi concentrici hanno retto, evitando conflitti di spazio che in altri contesti italiani hanno logorato i rapporti tra organizzatori, amministrazioni e residenti. Un sistema fatto di masserie, cave, spiagge, ulivi e migliaia di stranieri che parcheggiano sui tratturi. Il tutto sembra aver trovato il suo punto di equilibrio. O magari è ancora alla ricerca.Tag LEGGI ANCHE L'E COMMUNITYEntra nella nostra community Whatsapp
La Puglia suona forte
Dal Polifonic al Panorama, passando per il Locus, la Notte della Taranta e non solo: un territorio nel Sud ha imparato a raccontarsi attraverso la musica. E anc









