Anche alla veneranda età di ottantotto anni e con una carriera alle spalle enormemente prolifica, non si può certo dire che Ridley Scott si sia già rassegnato al pensionamento. Autore di alcuni tra i più grandi successi cinematografici degli ultimi quarant’anni, alla sua cifra visionaria e alla sua determinazione creativa dobbiamo capolavori come “Alien” e “Blade Runner”, oltre alla chiara dimostrazione, fin dagli esordi, di sapersi destreggiare abilmente tra differenti generi.
A darne prova esplicita è stato, soprattutto, il decisivo cambio di rotta compiuto nel 1991 con il passaggio dalla fantascienza al road movie “Thelma & Louise”. Da qual momento, il cineasta avrebbe intrapreso, fino ad oggi, un percorso costellato di successi nei più svariati ambiti, esplorando il peplum con il “Il Gladiatore”, il war movie con “Black Hawk Down” ed anche il crime con “American Gangster”.
Forte dell’impatto rivoluzionario che hanno avuto i suoi cult, Scott continua a ricoprire un posto di assoluta rilevanza all’interno dell’industria, anche dopo esiti meno convincenti come i più recenti “House of Gucci” e “Il Gladiatore 2”. Tra le polemiche di una fetta dell’utenza, c’è chi non ha mai tollerato, ad esempio, le frequenti inesattezze storiche e una direzione più votata - soprattutto nell’ultimo periodo - alla pomposità dell’impatto visivo che alla coerenza e alla finezza del contenuto. Ciononostante, il cineasta è altrettanto noto per non essersi mai risparmiato nel tenere testa alle critiche, affrontando i detrattori a viso aperto mentre portava avanti la sua visione personale.









