È il rapporto con cui la commissione Ue fotografa lo stato di salute della democrazia nei Paesi membri, spesso al centro di scontri e dibattiti, ma quest’anno è passato quasi sotto silenzio. E non solo. Secondo le associazioni che monitorano la libertà di stampa in Europa, “normalizza le minacce per i giornalisti”: “Siamo scioccati dal tono utilizzato. Non corrisponde alla realtà”. A denunciarlo a ilfattoquotidiano.it è Ricardo Gutiérrez, segretario generale della Federazione europea dei cronisti che, dopo la pubblicazione del documento, ha deciso di prendere posizione pubblicamente: “Il testo sottovaluta gravemente il declino della libertà di stampa”, hanno scritto in una nota. Proprio i focus sui singoli Paesi, secondo l’organizzazione, sono quelli più “condizionati da pregiudizi” e si cita il caso dell’Italia: seppur fuorilegge perché non si è adeguata ancora né alla legge Ue sulla trasparenza delle emittenti pubbliche né a quella contro le querele temerarie, la commissione si limita a fotografare i ritardi. Ad esempio, si parla di “preoccupazioni” sull’indipendenza della Rai, ma prendendo atto di “aspetti della riforma che sembrano andare nella giusta direzione”: peccato però che quella riforma sia bloccata in Senato e ben lontana da una possibile intesa. Lo stesso vale sulla tutela per lo spionaggio dei giornalisti, sul quale ci si limita a dire che non sono stati fatti progressi. “Se la relazione”, ha detto il presidente del sindacato italiano dei cronisti Fnsi Vittorio Di Trapani, “è destinata a diventare una formalità burocratica e tediosa, senza alcuna reale capacità di influenzare gli Stati membri, che senso ha?”.
Il report Ue normalizza le minacce alla libertà di stampa?
La Commissione Ue «troppo timida» sul declino della libertà di stampa: le accuse delle associazioni europee dei giornalisti.







