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Parlare dell'attentato di Modena significherebbe andare al cuore del problema: integralismo islamico e seconde generazioni fuori controllo. A sinistra più comodo attaccare a vanvera la polizia

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Su pochi quotidiani, ieri, e tra questi Il Tempo, si poteva leggere in prima pagina la notizia della morte di Monica Esposito. Già, chi è Monica Esposito, molti di voi si chiederanno. Una donna di 55 anni che per due mesi ha lottato tra la vita e la morte dopo essere stata investita il 16 maggio scorso, in una zona pedonale a Modena, da Salim el Koudri, un 31enne di origine marocchina che aveva deciso di lanciare a tutta velocità la sua auto sui passanti, fatti saltare letteralmente come birilli. La sua agonia è terminata mercoledì.

Ora, fate caso alla sproporzione tra l’attenzione mediatica e politica concessa alla morte di Abderrahim Fakir, che nonostante sia ancora ben lontana dal poter essere definita un caso di omicidio, da quasi una settimana sta occupando aperture e intere paginate dei giornali, servizi e talk televisivi, e suscitando la mobilitazione di una sinistra che ha già la sua verità in tasca, e invece i silenzi, i trafiletti nelle pagine interne dei giornali dedicati a Monica Esposito, assassinata da El Koudri nel folle attentato che ha lasciato altre persone orrendamente mutilate, che non torneranno più alla vita di prima. Per lei e per le altre vittime nessun Lepore a chiedere «verità e giustizia», nessun corteo, nessun giudizio tranchant sul «fallimento dello Stato».