In Francia l’aria condizionata è di destra. A Roma è di sinistra. Il sindaco Roberto Gualtieri ha annunciato un accordo con undici sale cinematografiche che, nelle ore più calde della giornata, offriranno gratuitamente due proiezioni quotidiane di una selezione di film (fino a esaurimento posti). Inoltre, saranno aperti una serie di spazi, quali biblioteche, sale studio, il Teatro Argentina e il Palazzo delle Esposizioni. Una lodevole iniziativa per la cultura? Forse: ma soprattutto una manovra per consentire ai romani, in particolare ai soggetti più fragili, di trovare riparo dalla canicola, accedendo liberamente a luoghi ben climatizzati.Come ha spiegato Gualtieri, “è un modo per proteggersi dalle alte temperature, ma anche per contrastare la solitudine che, soprattutto d’estate, colpisce tante persone. Ed è anche un’occasione per valorizzare le sale cinematografiche, presidi culturali preziosi sui quali Roma Capitale continua a investire”.Sul piano culturale, ancora una volta il primo cittadino di Roma mostra di far prevalere il pragmatismo sull’ideologia (proprio ieri il Foglio ha raccontato la sua battaglia per i termovalorizzatori). Il problema immediato di un sindaco è mettere al sicuro i suoi cittadini: e se, per raffreddare gli ambienti, bisogna consumare un po’ di energia e generare un po’ di emissioni, allora l’adattamento al cambiamento climatico prevale sulla mitigazione. Forse non lusingherà l’ego dei registi sapere che gli spettatori sono stati attirati più dall’aria condizionata che dal pregio artistico delle loro opere; ma magari, per serendipity, troveranno nuovi fan. Su un terreno diverso, speriamo che sia un primo passo e non una boutade: benissimo aprire gli spazi culturali d’estate, ma il Comune dovrebbe intervenire anche sugli immobili che ospitano asili, scuole e altre attività pubbliche, spesso invivibili tanto nella stagione calda quanto in quella fredda. Trovare i finanziamenti necessari non sarà facile, ma abbattere il muro dei pregiudizi che in questi mesi si sono rovesciati sull’aria condizionata è ancora più difficile. Daje.