Stessa spiaggia, stesso mare e soprattutto stesso gestore degli stabilimenti: “Mare privato” è il titolo della copertina del nuovo numero de L’Espresso. Che rimanda a una inchiesta di Gianfrancesco Turano sullo scandalo degli appalti balneari: l’Italia riduce al lumicino le spiagge libere e, malgrado la riforma chiesta da anni dall’Unione europea, continua a impedire il ricambio. E a incassare cifre ridicole da chi si copre d’oro affittando ombrelloni e lettini. Non è comunque l’unica direttiva europea ignorata dal governo, nota Carlo Cottarelli, mentre il direttore Emilio Carelli questa settimana dedica il suo editoriale ai Mondiali di calcio: e agli anni di intelligenti investimenti che stanno dietro alla meritata vittoria della Spagna.Mentre il Parlamento esamina la riforma elettorale, Sergio Rizzo ricostruisce i metodi per controllare il risultato delle elezioni, una tentazione ricorrente nella storia d’Italia da Mussolini in poi. Sebastiano Messina e Marco Antonellis si concentrano sulle strategie elettorali di Giorgia Meloni. Enrico Bellavia invece denuncia la deriva populista che ha portato al sostegno del governo e di tanti cittadini al pluriomicida Roggero: un tema che ha ispirato molti interventi dei lettori (li raccoglie Stefania Rossini) e la rubrica di Diletta Bellotti sulla polizia che fa paura; mentre Loredana Lipperini, per cercare un senso a questa follia politica e popolare, torna alla “Storia di un impiegato” di Fabrizio De André. In questo numero L’Espresso dà spazio anche a Roberto Vannacci: in un’intervista a Felice Florio risponde alla copertina del numero del 5 giugno scorso che lo definiva “Incubo Vannacci”. Incubo della destra ma anche della sinistra, ribatte il generale.È tornato finalmente in libertà il “Gramsci egiziano”, Alaa Abd el Fattah, che nell’incontro con Paola Caridi parla non tanto del regime di al Sisi quanto della nuova resistenza araba globale che sta nascendo dalle ceneri di Gaza. Da quella striscia di terra martoriata Engy Abdelal, ancora in attesa del visto per cui L’Espresso si batte da mesi, racconta la storia di sopravvivenza di un tessitore di tappeti che ha ripreso la sua attività in mezzo alle macerie. Le guerre di Trump continuano sia in Iran e Libano (ne scrive Daniele Mastrogiacomo), sia sul fronte interno, dove l’Ice, raccontano Manuela Cavalieri e Donatella Mulvoni, dopo la tregua per i Mondiali ha ricominciato ad arrestare più di mille persone ogni giorno. E intanto per colpa delle sanzioni americane Cuba si spegne, come mostrano le immagini dell’Album curato da Tiziana Faraoni. Tornando all'Europa, Putin premia i reduci più sanguinari dell’invasione dell’Ucraina (ne scrive Fabio Lovati), mentre anche il “banale” omicidio di un oligarca diventa un’arma della propaganda russa contro Kiev (di Federica Urzo). Il Kosovo intanto, racconta Salvatore Giuffrida, affronta un faticoso dopoguerra.L’economia apre con una grande inchiesta internazionale su Big Food: Gloria Riva denuncia che le grandi aziende alimentari (anche italiane) sono unite in una strategia che demolisce a colpi di ricorsi ogni legge che cerchi di limitare il consumo di bibite gassate e di cibi pieni di zuccheri e conservanti. Antonia Matarrese racconta che a Napoli sorgerà il primo progetto italiano dedicato al modello del “banchiere dei poveri”, il Nobel Muhammad Yunus. Sul fronte dell’intelligenza artificiale, Marco Montemagno spiega perché non si deve demonizzare l’uso dei chatbot a scuola, mentre Giuseppe De Marzo mette in guardia contro l’illusione dei data center “green”. Questo numero ospita diversi articoli su vari aspetti della crisi della salute mentale: dalle mamme che uccidono i propri figli (di Ilaria Maria Dondi) agli hospice che assistono non solo i malati ma anche i loro esausti caregiver (di Carlotta Desario), dallo “psicologo in spiaggia” (di Francesco Maesano) al romanzo di Wanda Marasco sulla follia (di MariaGiovanna Luini). Per finire con la lettrice che scrive a Francesca Barra per condividere con lei, che nelle recenti rubriche ha raccontato di aver perso il padre, la sua esperienza di elaborazione del lutto.Un lungo focus racconta l’esperienza di European Byline 2026, la full immersion nel giornalismo che ha portato 21 giovani a Bruxelles, nella sede del Parlamento europeo, per avere un assaggio della vita di un giornale: «Abbiamo visto nascere una redazione», commenta il direttore Emilio Carelli, anticipando l’istituzione di un Academy de L'Espresso. Nelle pagine seguenti, sono i partecipanti al corso, insieme ai redattori de L’Espresso.it, a firmare gli articoli e le interviste fatte durante la tre giorni di Bruxelles.E L’Espresso chiude con un ritratto di Jane Campion diviso tra un dialogo con Claudia Catalli e una testimonianza di Isabelle Huppert, e con un’intervista di Bruno Ployer al pianista russo dissidente Alexsander Malofeev. Si parla di borghi che ospitano artisti (ne scrive Giuseppe Fantasia) e del soft power americano nel Dopoguerra (Roberto Barzanti), di caramelle da sbucciare (Giuseppe Fantasia e Nicola Zanella) e di Caravaggio (Donato Carrisi ne parla con Marisa Ranieri Panetta). E si finisce con due tra gli appuntamenti più interessanti dei prossimi giorni: la mostra di fotografie di Letizia Battaglia in corso a Ischia (di Giovanni Chianelli) e il festival “Al Faro” di Napoli (di Valeria Verbaro): sono attese alcune tra le migliori musiciste africane, da Les Amazones d’Afrique alla grande Angélique Kidjio.
Mare privato - Cosa c'è nel nuovo numero de L'Espresso
Il settimanale, da venerdì 24 luglio, è disponibile in edicola e in app








