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La 23esima edizione dei Giochi del Commonwealth inizia stasera, giovedì 23 luglio, con la cerimonia d’apertura e alcune partite di bocce. L’edizione di quest’anno è a Glasgow, in Scozia, e – a loro modo – i Giochi del Commonwealth sono delle piccole Olimpiadi: un grande evento multisportivo, quadriennale e con diversi paesi in gara tra loro. Ma sono del Commonwealth, tra paesi o altre entità territoriali che fanno parte dell’associazione di stati erede dell’Impero britannico. Sono soprattutto un grande evento che si sta rimpicciolendo, che fatica a trovare la sua dimensione e il suo senso.

Il Commonwealth esiste dal 1926 e ne fanno parte 56 paesi, quasi tutti dell’ex impero coloniale britannico. Negli anni si è evoluto in un’organizzazione di cooperazione internazionale e non più lo strumento con cui il Regno Unito cercava di tenere legate a sé le sue molte ex colonie. Per alcuni di questi paesi, tuttavia, re Carlo III è ancora il capo di stato.

Per ragioni storiche, legate alla diffusione dell’Impero britannico, nel Commonwealth c’è una grande varietà territoriale. Ne fanno parte sia isole del Mediterraneo come Malta e Cipro sia Kiribati, un piccolo arcipelago nell’oceano Pacifico centrale. E ci sono Scozia, Galles e Irlanda del Nord, ma non gli Stati Uniti né l’Irlanda (che ne uscì nel 1949).