di
Ruggiero Corcella
Dalla possibile trasmissione, ai rischi della disidratazione e delle più rare complicanze: cosa può provocare un focolaio di gastroenterite in un asilo nido, perché i bambini più piccoli sono i più vulnerabili e quali sono gli accertamenti diagnostici
La morte del bambino di 18 mesi ricoverato all'ospedale di Catanzaro e il coinvolgimento di altri piccoli che frequentano lo stesso asilo di Tropea hanno acceso l'attenzione su un focolaio di gastroenterite ancora tutto da chiarire. La Procura ha aperto un'inchiesta e saranno l'autopsia, gli esami microbiologici e le indagini epidemiologiche a stabilire cosa sia realmente accaduto. Al momento non è stato identificato il microrganismo responsabile e, quindi, non è possibile attribuire il focolaio a un batterio specifico né tantomeno confermare l'ipotesi di una contaminazione attraverso i fasciatoi, che resta una delle piste al vaglio.
Quali sono i principali agenti responsabili di infezioni gastrointestinali?I focolai di gastroenterite negli asili nido sono tutt'altro che rari. Un'analisi dei Centers for Disease Control and Prevention (CDC), che ha esaminato quasi 4.800 epidemie registrate tra il 2009 e il 2020 negli Stati Uniti, dimostra che i nidi rappresentano uno degli ambienti più favorevoli alla diffusione delle infezioni gastrointestinali. Nei servizi per la prima infanzia i principali responsabili sono il norovirus e i batteri del genere Shigella, mentre altri agenti, come Salmonella e alcuni ceppi patogeni di Escherichia coli, sono meno frequenti ma possono provocare quadri clinici anche severi. Quasi l'86% dei focolai si trasmette da persona a persona e non attraverso gli alimenti, un dato che sottolinea il ruolo determinante dei contatti ravvicinati, delle mani contaminate e delle superfici condivise.










