Dopo l’ultimo omicidio di un cittadino messicano in Texas, il governo di Claudia Sheinbaum ha avviato azioni legali per chiedere giustizia per i messicani uccisi dagli agenti dell’Ice
In soli dieci giorni due persone sono state uccise negli Stati Uniti dagli agenti dell’Immigration and customs enforcement (Ice), una terza è morta mentre era nelle mani dell’agenzia e una quarta è stata investita da un camion mentre scappava da un agente. Il 7 luglio a Houston, in Texas, il messicano Lorenzo Salgado Araujo stava andando a lavorare sul suo furgone quando gli agenti dell’Ice l’hanno fermato e ucciso: lo avevano scambiato per un altro uomo che stavano cercando.
In Maine il colombiano Johan Sebastián Durán Guerrero, 26 anni, è stato intercettato dagli agenti mentre stava guidando per raggiungere il posto di lavoro. Le sue ultime parole sono state “ho provato a fermarmi”. Neanche lui era ricercato. In Georgia il venezuelano José Manuel Arenas, 45 anni, ha avuto un infarto mentre veniva trasferito da un centro di detenzione a un altro.
In un anno e mezzo l’offensiva dell’amministrazione di Donald Trump contro gli stranieri residenti negli Stati Uniti ha provocato almeno 62 vittime, alimentando un clima di terrore in tutto il paese. I migranti sono il 15,4 per cento della popolazione statunitense. La comunità più numerosa, che ha un legame storico e profondo con il paese, è quella messicana (con 11,1 milioni di persone), e i messicani sono anche in cima alla lista delle vittime dell’Ice (17). Dopo l’omicidio di Salgado Araujo, la presidente messicana Claudia Sheinbaum (progressista) ha annunciato che si rivolgerà alla giustizia statunitense affinché indaghi sulla morte di tutti i 17 cittadini messicani.










