Il tuo browser non supporta l’audio.
L’ondata di caldo di giugno in Europa avrebbe ucciso circa 20.000 persone, di cui 5210 in Francia, 4543 in Germania, 3163 in Spagna, 2709 in Italia e 862 nel Regno Unito. Sono questi i dati delle prime stime, secondo la rivista scientifica The New Scientist.
Una strage silenziosa che ha ricevuto un livello di attenzione mediatica e politica neanche lontanamente paragonabile ai tempi della pandemia.
Eppure, le conseguenze del caldo sono ben visibili, soprattutto per chi lavora all’aperto. L’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro (EU-OSHA) l’anno scorso riportava che il 35% di chi lavora nei settori dell’agricoltura, dell’orticoltura, della silvicoltura o della pesca dichiara di lavorare in condizioni di calore estremo, così come uno su quattro nel settore edile e in quello energetico.
Anche i sindacati europei – European Federation of Food, Agriculture and Tourism Trade Unions (EFFAT), European Federation of Public Service Unions (EPSU) ed European Federation of Building and Woodworkers (EFBWW) – dichiarano che l'esposizione al calore sul posto di lavoro non è più un evento estivo occasionale ma un fattore di rischio strutturale in aumento.






