La differenza tra le organizzazioni più esposte e quelle più preparate passa sempre più dalla capacità di leggere il rischio cyber come un fattore industriale, finanziario e reputazionale, capace di incidere insieme su produzione, filiere, dati e fiducia del mercato.Per anni la sicurezza informatica è stata raccontata soprattutto attraverso firewall, backup, patch e procedure. Oggi questa lettura risulta troppo limitata rispetto al modo in cui funzionano le organizzazioni: i dati si muovono nel cloud, le applicazioni SaaS sostengono processi essenziali, l’intelligenza artificiale entra nelle attività quotidiane e le catene di fornitura dipendono da piattaforme e partner tecnologici sempre più integrati nel business.Ogni evoluzione digitale amplia anche la superficie di esposizione. Secondo le nostre ricerche, il 66% delle organizzazioni prevede di aumentare gli investimenti in cybersecurity nel prossimo anno, a conferma di una maggiore consapevolezza del tema. La priorità riguarda ora la capacità di indirizzare questi investimenti verso le aree più critiche, rafforzando protezione, risposta agli incidenti e continuità operativa.Indice degli argomenti

I 10 trend che meritano attenzioneTensioni geopolitiche e guerra ciberneticaIntelligenza artificiale e nuove vulnerabilitàSicurezza cloud-nativeGestione della postura SaaSArchitettura Zero TrustEvoluzione del ransomwareReti di nuova generazioneIdentità come piano di controlloSicurezza IT e OTQuantum computing e crittografiaIl cyber come rischio d’impresaI 10 trend che meritano attenzioneGuardando al 2026, sono dieci i trend che meritano particolare attenzione.Tensioni geopolitiche e guerra ciberneticaIl cyberspazio è ormai parte integrante delle tensioni internazionali. Attori sponsorizzati da Stati, gruppi criminali e campagne ibride possono colpire governi, infrastrutture critiche e imprese private, anche quando queste ultime vengono coinvolte indirettamente perché inserite in una filiera strategica o collegate a fornitori e piattaforme di interesse.Gli attacchi più impattanti fanno spesso leva su debolezze già note: sistemi non aggiornati, accessi governati in modo insufficiente, fornitori critici poco mappati, piani di risposta mai testati in condizioni realistiche. Per questo l’intelligence sulle minacce deve entrare nei processi decisionali e coinvolgere anche legal, comunicazione, operations, risk management e funzioni di business.Intelligenza artificiale e nuove vulnerabilitàL’intelligenza artificiale sta aumentando produttività, capacità di analisi e automazione, ma sta anche cambiando il modo in cui gli attacchi vengono preparati ed eseguiti. Messaggi di phishing più credibili e sempre più sofisticati, codice malevolo generato con maggiore rapidità, ricerca automatizzata di vulnerabilità e malware capaci di adattarsi ai controlli sono scenari sempre più concreti.Per le imprese il tema è duplice. Da un lato occorre adottare l’IA in modo sicuro, con regole chiare su dati, accessi, strumenti e responsabilità; dall’altro bisogna prepararsi a minacce rese più veloci, personalizzate e difficili da riconoscere. La governance dell’intelligenza artificiale entra così a pieno titolo nella strategia cyber.Sicurezza cloud-nativeIl cloud è diventato il luogo in cui risiedono molti degli asset più importanti delle aziende: dati, applicazioni, servizi e ambienti di sviluppo. Spostare attività e informazioni fuori dal perimetro tradizionale richiede però un modo diverso di progettare la sicurezza, più vicino ai processi operativi e meno basato su controlli aggiunti a valle.Gli incidenti nascono spesso da errori apparentemente banali, come configurazioni non corrette, permessi troppo ampi, ambienti poco monitorati, logging insufficiente o backup non realmente ripristinabili. Una postura cloud più matura richiede visibilità continua sugli asset, gestione rigorosa degli accessi, cifratura, backup affidabili e controlli integrati nei processi di sviluppo.Gestione della postura SaaSLe applicazioni SaaS hanno semplificato il modo in cui le persone lavorano, collaborano e innovano. Questa facilità di adozione può però generare esposizioni difficili da vedere, soprattutto quando nuovi strumenti vengono introdotti senza pieno coinvolgimento dell’IT o quando plugin, servizi di intelligenza artificiale, applicazioni non approvate e condivisioni esterne ampliano l’ecosistema digitale reale dell’azienda.Il primo passaggio consiste nel comprendere quali applicazioni vengono effettivamente utilizzate, da chi, con quali dati e con quali livelli di accesso. Da questa mappatura possono derivare controlli più coerenti, come Single Sign-On, autenticazione a più fattori resistente al phishing, registrazione centralizzata delle attività, data loss prevention, cifratura e backup.Architettura Zero TrustLa distinzione tradizionale tra ciò che si trova dentro e fuori la rete aziendale descrive sempre meno il modo in cui lavorano le imprese. Utenti remoti, fornitori, applicazioni cloud e dispositivi connessi rendono fragile l’idea di un perimetro stabile e facilmente controllabile.La Zero Trust Architecture risponde a questa evoluzione partendo dalla verifica continua degli accessi, che devono essere contestualizzati e limitati alle risorse realmente necessarie. È un modello operativo utile a ridurre il movimento laterale degli attaccanti e a contenere l’impatto di una credenziale o di un dispositivo compromesso.Evoluzione del ransomwareIl ransomware resta una delle minacce più rilevanti per imprese e istituzioni. Nel tempo si è trasformato: al blocco dei sistemi si sono aggiunte esfiltrazione di dati, pressione reputazionale, minacce verso clienti e fornitori, richieste economiche elevate e tempi di ripristino spesso critici.I backup restano essenziali, ma risultano efficaci solo se sono isolati, testati e rapidamente ripristinabili. Prepararsi significa ridurre le vulnerabilità note, proteggere gli accessi privilegiati, segmentare gli ambienti critici e provare in anticipo i piani di continuità. Prima dell’incidente devono essere chiari anche i ruoli: chi decide, chi comunica e chi coordina la risposta.Reti di nuova generazione5G, prospettive 6G, servizi satellitari ed edge computing stanno aumentando il numero di dispositivi, servizi e infrastrutture connesse. Questa evoluzione abilita nuovi modelli operativi, dalla manifattura alla logistica, dalla sanità all’energia, ma accresce anche le dipendenze tecnologiche e la superficie di attacco.La sicurezza delle reti di nuova generazione va valutata già in fase di progettazione. Scelta dei fornitori, protezione dei dispositivi periferici, identità macchina, monitoraggio dei flussi di dati e capacità di isolare rapidamente componenti compromesse diventano elementi strutturali dell’architettura.Identità come piano di controlloL’identità è diventata uno dei principali punti di controllo della sicurezza. Quando un attaccante ottiene credenziali valide, può muoversi negli ambienti aziendali in modo più silenzioso e credibile, rendendo più difficile distinguere un’attività legittima da un comportamento malevolo.L’autenticazione a più fattori è ormai un requisito minimo, anche se le diverse soluzioni offrono livelli di protezione differenti. Metodi basati su SMS o email risultano più esposti rispetto a strumenti resistenti al phishing, come chiavi hardware, FIDO2 o autenticatori integrati nei dispositivi. Verifica dell’identità, minimo privilegio e controllo delle sessioni diventano quindi elementi centrali della strategia cyber.Sicurezza IT e OTLa convergenza tra Information Technology e Operational Technology porta efficienza e maggiore capacità di controllo, ma espone anche sistemi che in passato erano meno connessi. Ambienti industriali e infrastrutture operative hanno spesso cicli di vita lunghi, requisiti di disponibilità elevati e tecnologie nate prima dell’attuale scenario di minaccia.Una ricerca di Marsh e Dragos evidenzia che le minacce cyber verso l’OT rappresentano centinaia di miliardi di dollari di esposizione annua a livello globale. Proteggere questi ambienti richiede inventario degli asset, segmentazione tra reti IT e OT, monitoraggio specifico, gestione dei fornitori e procedure di risposta capaci di considerare anche i possibili impatti fisici.Quantum computing e crittografiaIl quantum computing è ancora in evoluzione, ma il suo potenziale impatto sulla cybersecurity è già entrato nell’agenda delle imprese più esposte. In prospettiva, la capacità di elaborare enormi quantità di dati potrebbe mettere in discussione alcuni standard crittografici oggi utilizzati per proteggere comunicazioni, transazioni e informazioni sensibili.Per molte aziende il tema può sembrare lontano. È utile però iniziare a mappare dove viene usata la crittografia, quali dati devono restare protetti nel lungo periodo e quali sistemi potrebbero richiedere aggiornamenti futuri, così da evitare interventi tardivi su infrastrutture complesse.Il cyber come rischio d’impresaI dieci trend indicano una trasformazione ormai evidente: il rischio cyber riguarda la capacità dell’organizzazione di continuare a operare, proteggere le informazioni, mantenere la fiducia degli stakeholder e reagire con lucidità quando si verifica un incidente.La risposta richiede quindi un coinvolgimento più ampio dei team technology e cyber, includendo risk management, legal, comunicazione, operations, procurement, risorse umane e funzioni di business. Formazione, simulazioni, piani di continuità e responsabilità chiare diventano parte integrante della resilienza aziendale.Nel 2026 e nel futuro, le organizzazioni più preparate saranno quelle capaci di leggere il cyber come un rischio dinamico, trasversale e profondamente legato alla tenuta dell’impresa.