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Il gran rifiuto. Fernando Caldiero, commercialista di fama, curatore negli ultimi anni delle più spinose vicende che hanno interessato il tessuto economico-produttivo del Cosentino, ha declinato l’invito di presiedere il Collegio dei revisori dei conti del Comune.

Una scelta non motivata da ragioni politiche o di dissenso nei confronti delle istituzioni municipali ma dettata da «questioni di opportunità». Caldiero è il curatore fallimentare dell’Amaco - l’azienda di trasporto pubblico finita sul lastrico dopo anni di crisi - e non intende assumere ruoli che comunque riguardano l’Ente territoriale. Non esiste sulla carta alcun vincolo d’incompatibilità ma il commercialista ha ritenuto di non accettare comunque l’importante ruolo per ragioni di buonsenso. Se guardassimo alla storia del mondo romano ci tornerebbe in mente il brocardo riguardante la «moglie di Cesare». La vicenda dell’Amaco è così delicata e complessa che Caldiero vuol mantenere le mani libere ed evitare insinuazioni e polemiche.

Il curatore fallimentare - d’accordo con il giudice delegato al fallimento dell’azienda, Marzia Maffei - ha inviato a 108 dipendenti la lettera di preavviso avviando di fatto la procedura del licenziamento collettivo. Una procedura che entro settembre troverà piena esecuzione. Nel contempo ha chiesto alla Regione l’apertura di un tavolo istituzionale con l’assessorato ai Trasporti e il consorzio Cometra. Il confronto alla Cittadella servirà per individuare possibili soluzioni al fine di mantenere efficiente il servizio di collegamento e trasporto garantito da decenni dall’Amaco e, al tempo stesso, salvare i posti di lavoro al momento cancellati. Caldiero avrebbe già incontrato informalmente i dipendenti rendendoli edotti delle fasi avviate. Nel frattempo è stata avviata la vendita dei beni aziendali per ottenere liquidità a beneficio dei tanti creditori in lista di attesa.