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Una vita improntata al rispetto delle regole, quella di Maria Grazia Arena che – tra le prime in assoluto del suo concorso – diventa magistrato nel 1981. Oggi è vicesindaco (prima donna a ricoprire questo ruolo nella storia del Comune reggino) a fianco del primo cittadino Francesco Cannizzaro. Un passo indietro è doveroso e ci porta ai 45 anni profusi nell’esercizio della giurisdizione. «Mi sono occupata di tutti i settori, cambiandoli periodicamente perché mi è sempre piaciuto “riconvertirmi” e affrontare sfide nuove. Alla base, ci sono anche motivi ambientali: esercitare lo stesso tipo di giurisdizione inevitabilmente personalizza troppo l’Ufficio», dice Maria Grazia Arena che incontriamo a Palazzo San Giorgio. E ritorna la scelta di vita e di campo: fare il magistrato sempre dove si è nati. «Sarei potuta andare altrove ma qui ho le mie radici e questi sono i luoghi del cuore. Ho sempre considerato un privilegio – ammette – potere esercitare le funzioni nella mia terra, scegliendo di costruire qui il futuro della mia famiglia e diventando partecipe del territorio. Perché con il giusto equilibrio si può fare». Un’attività ricca di stimoli è stata la sua. Dal primo incarico semi-direttivo con la presidenza della sezione gip-gup distrettuale dal 2006 al 2009 (prima donna a ricoprire tale ruolo), e a seguire sempre al Tribunale di Reggio a capo della Seconda sezione civile per poi presiedere il Tribunale di Palmi fino al 2016 anno e successivamente quello di Reggio dove conclude una carriera foriera di riconoscimenti. «La soddisfazione più grande è stata quella di una gestione dell’ufficio non verticistica ma pienamente condivisa», sottolinea rilanciando: «Questo lungo periodo nella magistratura mi ha permesso di conseguire una maggiore consapevolezza di me stessa; la forza nell’affrontare le diverse prove che la vita e la professione ti presentano. Ho sempre pensato che non esistano cose difficili o facili ma che l’ostacolo sia laddove ci fermiamo per strada; laddove non “osiamo” mettere in pratica un’idea o un progetto; laddove alziamo bandiera bianca. Tutto, in pratica, dipende dal modo in cui ci esprimiamo e da come ci rapportiamo agli eventi della vita».