Un test di sicurezza di OpenAI si è trasformato in un attacco informatico. Durante una prova GPT-5.6 Sol e un modello più avanzato, non ancora pubblicato, operavano in un ambiente isolato. Per risolvere gli esercizi proposti da un test, i sistemi IA hanno individuato una falla sconosciuta e raggiunto un computer collegato a Internet. Da lì hanno preso di mira Hugging Face, piattaforma che ospita modelli e database di intelligenza artificiale: combinando altre vulnerabilità e credenziali sottratte, sono entrati nei sistemi interni di fatto ’hackerandoli’ e hanno recuperato dal database di produzione le soluzioni del test. L’attività anomala è stata scoperta da OpenAI e bloccata da Hugging Face. Le due società hanno avviato un’indagine e rafforzato le misure di sicurezza. OpenAI ha definito l’episodio “senza precedenti”.
Incredibile. Anzi no: spaventoso. Ma prima o poi doveva succedere. Lo sapevamo dal giorno in cui il correttore automatico ha creduto di smascherare la nostra ignoranza però il congiuntivo ci voleva. O quando il navigatore si è messo a tracciare itinerari concentrici in evidente stato confusionale. E prima ancora – in tempi non sospetti – quando HAL9000 è impazzito. Era il cinema, che immaginava un futuribile 2001 e un’odissea nello spazio per gente coraggiosa. Ma che brividi.











