L'Italia si ritaglia "un ruolo di primo piano" nel complesso scacchiere mediorientale, dalla crisi nello Stretto di Hormuz alla stabilità del Libano, fino all'annosa questione dei due Stati per Israele e Palestina, con una serie di iniziative e appuntamenti previsti nelle prossime settimane. Un calendario annunciato dal ministro Antonio Tajani nell'informativa alle Commissioni congiunte di Esteri e Difesa dedicata agli esiti del vertice della Nato ad Ankara, nella quale insieme a Guido Crosetto è stato confermato l'impegno con l'Alleanza atlantica di aumentare le spese per difesa e sicurezza fino al 5% del Pil nel 2035.
Roma si appresta così a ospitare il 4 agosto "una nuova sessione di dialogo" tra Israele e Libano, dopo i colloqui del 15 luglio scorso che hanno contribuito a definire l'inizio del ritiro dell'Idf dalle cosiddette "zone pilota". "E' un importante risultato, frutto di una paziente azione di politica estera che costruisce ponti e non erige mai muri", ha spiegato Tajani. "L'Italia guarda già anche alla fase successiva alla conclusione del mandato di Unifil, prevista per la fine dell'anno. Stiamo lavorando in stretto raccordo con i nostri alleati, a cominciare dalla Francia", ha aggiunto ricordando l'iniziativa di una missione internazionale per il sud del Libano lanciata da Giorgia Meloni ed Emmanuel Macron nel vertice bilaterale di Antibes a giugno. In Medio Oriente "i Carabinieri, i nostri militari, sono benvoluti da tutti. Non è un caso che si sta guardando all'Italia come forza in grado di andare a controllare quello che accadrà in Libano una volta raggiunta la pace", ha aggiunto più tardi il ministro a un evento con l'Arma alla Farnesina. E sarà proprio un carabiniere - ha preannunciato - a comandare la missione europea Eubam a Rafah, per "garantire una presenza neutrale e indipendente di terza parte al valico" tra l'Egitto e la Striscia di Gaza.








