Rimandata a settembre: è questo, in sintesi, l’esito della riunione tenutasi oggi al Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit) per la vertenza che riguarda il sito produttivo di Pfizer a Catania, a rischio chiusura per decisione della multinazionale farmaceutica. Ma, in attesa che tra due mesi si definiscano meglio le decisioni aziendali, i 330 lavoratori che rischiano il posto incassano l’appoggio del ministro Adolfo Urso. «Il sito di Catania - ha dichiarato l’esponente del governo Meloni - deve continuare a rappresentare un presidio strategico per il settore farmaceutico. Chiediamo all’azienda una revisione della decisione assunta in tempi rapidi. È necessario avviare fin da subito un percorso condiviso, con tappe precise, per individuare una soluzione capace di garantire la continuità industriale, la tutela dell’occupazione e il rilancio dello stabilimento».
Al tavolo erano presenti anche i rappresentanti sindacali che sottolineano come la vertenza rimane però «tutta da definire», dato il rinvio della discussione al 24 settembre. In una nota Carmelo Giuffrida, segretario territoriale di Ugl Chimici, parla anche in rappresentanza di Jerry Magno (Filctem Cgil), Stefano Trimboli (Femca Cisl) e Alfio Avellino (Uiltec Uil). Per il sindacalista la riunione «si è chiusa al momento con una sostanziale sospensione dell’intera discussione. Mentre a Catania e a Roma i lavoratori manifestavano il loro assoluto diniego ai licenziamenti annunciati», la riunione romana ha però «prodotto in parte i risultati sperati. Il ministro Urso ha dichiarato, alla fine dei lavori, il completo sostegno del governo ad una prioritaria “soluzione industriale” che abbia l’obiettivo di salvaguardare la produzione e le competenze nel distretto farmaceutico di Catania e si è detto totalmente dalla parte dei lavoratori. Il ministero ha chiesto all’azienda di dare il giusto segnale rispetto alla ribadita volontà di non volere andare via dall’Italia e di puntare ancora su Pfizer per proseguire sugli investimenti nel settore farmaceutico italiano, oggi secondo al mondo per produzione e export. Si è quindi detto d’accordo con le organizzazioni sindacali nel chiedere al management aziendale il ritiro della procedura, offrendo sostegno del governo e accesso a importanti risorse per eventuali futuri investimenti nel settore e sul territorio stesso di Catania e non solo».









