La magistratura ha congelato 50mila euro bonificati da Mario Roggero su un conto in Tunisia con i fondi raccolti dai suoi sostenitori. Il sequestro è scattato per impedire che il gioielliere svuotasse il proprio patrimonio e si sottraesse ai 480mila euro di risarcimenti dovuti alle vittime.

Mario Roggero prima di entrare in carcere

Attiva le notifiche per ricevere gli aggiornamenti su

C'è una storia che si è consumata nelle aule di tribunale, tra i comizi della politica e i video pubblicati sui social network. E poi c'è una vicenda parallela, fatta di bonifici riservati, visure catastali e depositi bancari oltreconfine. Mentre l'opinione pubblica si divideva sulla legittima difesa e migliaia di sostenitori versavano somme di solidarietà, Mario Roggero, condannato in via definitiva per il doppio omicidio dei due rapinatori in fuga, avrebbe orchestrato, secondo gli inquirenti, una complessa manovra finanziaria per mettere al sicuro i propri beni.

Oggi la posizione penale del gioielliere di Grinzane Cavour è definita da una sentenza irrevocabile della Cassazione che lo riconosce, a tutti gli effetti di legge, come autore di un duplice omicidio. Ma dietro il verdetto di carcerazione si nasconde un secondo fronte giudiziario e patrimoniale, portato alla luce da quotidiani come La Stampa e Il Giornale sulla base degli atti d'indagine: quello che ha spinto i magistrati a disporre il sequestro conservativo di un patrimonio stimato in oltre 1,17 milioni di euro, compreso un conto corrente aperto in Tunisia. I debiti di giustizia e il dovere dei risarcimenti Come ricostruito dagli atti della prima sezione della Corte d'Assise d'Appello di Torino, la condanna definitiva per omicidio porta con sé l'obbligo di risarcire interamente il danno cagionato alle vittime. I giudici hanno infatti fissato una provvisionale immediatamente esecutiva di 480 mila euro destinata ai familiari dei due uomini uccisi e al terzo rapinatore rimasto ferito. A questa cifra si aggiungeranno le spese processuali e le somme ulteriori che verranno quantificate dai futuri giudizi civili. Per la legge, l'intero patrimonio del condannato costituisce la garanzia fondamentale su cui le parti offese e lo Stato possono rivalersi.