Da 16 mesi Meta accusa pubblicamente la sua ex dirigente Sarah Wynn-Williams di aver scritto un libro pieno di falsità, eppure si è guardata bene dal trascinarla in un'aula di tribunale per dimostrarlo. Il fatto che non si tratti di una causa per diffamazione è il dettaglio attorno a cui ruota l'intera vicenda. Ha preferito rifugiarsi in un arbitrato privato, attivato in assenza dell'imputata, le cui direttive sono risultate così pervasive da costringere gli organizzatori di una premiazione a oscurare elettronicamente l'autrice dietro uno schermo e a farla uscire fisicamente da uno studio radiofonico durante un'intervista. Il 25 giugno 2026 l'inerzia si rompe: è Wynn-Williams a portare Meta davanti a un tribunale federale, chiedendo che sia un giudice, e non un arbitro a libro paga dell'azienda, a dirimere la contesa.
Dal 2011 al 2017, Wynn-Williams ha ricoperto il ruolo di direttrice delle politiche pubbliche globali di Facebook. Era la figura che affiancava Mark Zuckerberg e Sheryl Sandberg durante i vertici con capi di Stato e di governo. Il rapporto si interrompe bruscamente nel 2017. L'azienda giustifica il licenziamento appellandosi a prestazioni insoddisfacenti; lei replica denunciando una ritorsione a seguito delle sue segnalazioni per molestie sessuali ricevute dal supervisore diretto, Joel Kaplan, l'uomo che oggi presiede gli affari globali di Meta. Per otto lunghi anni, la controversia rimane sotto traccia. Poi, l'11 marzo 2025, esce Careless People: A Cautionary Tale of Power, Greed, and Lost Idealism. Da quel giorno, la vita pubblica dell'ex dirigente viene smontata un pezzo alla volta. E per comprendere la genesi della causa di giugno, bisogna partire dalle mosse di Meta, ancora prima di sfogliare le pagine del libro.







