Giovanni Costantino, si è appena dimesso dalla carica di Ceo di The Italian Sea Group, holding della nautica quotata in Borsa a Milano con in seno i marchi Admiral, Tecnomar, Perini Navi e Picchiotti. Si è dimesso da amministratore anche suo figlio Gianmaria e avete così fatto decadere il Cda. Prima di parlare della crisi attuale del gruppo, che ha visto attivarsi la procedura del concordato bianco, si guardi indietro. Diciassette anni fa, quando ha fondato TISG, che cosa sognava? Che cosa aveva in mente? "Avevo esattamente in mente ciò che oggi ho. O meglio, che avevo prima del 4 febbraio scorso, quando questa terribile situazione, inimmaginabile si è palesata ai miei occhi. In effetti, il mio sogno era ciò che ho fatto e ho portato avanti con determinazione e lungimiranza". Il 4 febbraio ha ricevuto una lettera da parte di cinque manager. "Lettera che mi ha rivelato, purtroppo, l'operato scellerato di cinque soggetti che definirei ancora persone, le quali hanno fatto con me un percorso lunghissimo di tantissimi anni. Persone che ho aiutato, accresciuto, stimolato, ma che ad un certo punto del loro percorso, proprio quando hanno iniziato ad avere maggiore delega da parte mia in funzione della loro crescita e della fiducia di un uomo abituato a controllare tutto, be', hanno deciso di utilizzare l'esperienza maturata in un modo totalmente scorretto e inopportuno, talmente scorretta e in coordinamento maniacale tra di loro, che hanno messo in ginocchio l'azienda". Lei è intervenuto con un aumento di bilancio, un'iniezione personale di denaro di 25 milioni. Se non lo avesse fatto? "Avremmo portato i libri in tribunale il giorno dopo. L'azienda era in ginocchio. Pensavamo di avere 93 milioni e ce n'erano 2. Non avrei potuto nemmeno pagare gli stipendi dei dipendenti". Prima di entrare nel merito di questa vicenda, ancora qualche domanda sul pregresso. Lei ha acquisito diversi marchi. Lo rifarebbe? "Sì, rifarei tutto, perché tutto è stato funzionale ai risultati, che abbiamo raggiunto. Anzi, che avevamo raggiunto". Anche Perini Navi? L'aveva acquistato all'asta per 80 milioni, insieme al brand Picchiotti, battendo Sanlorenzo e Ferretti Group alleati. "Anche Perini Navi, sì. Certo, con Perini Navi siamo stati sfortunati, perché l'episodio del Bayesian, al di là di quello che ha comportato alle persone e a ciò che ha generato, non posso non pensare alle vittime, per noi ha generato un problema di immagine enorme, che ha rallentato non solo lo sviluppo generale dell'azienda, ma in particolare ha depresso in modo abbastanza importante investimento che abbiamo fatto sul marchio. Ma voglio anche precisare che quello che sta accadendo adesso non ha nulla a che vedere con quanto Perini Navi ha subito". A proposito del Bayesian. Lei aveva annunciato un'azione legale per il danno d'immagine subito. E' ancora in atto? "E' ancora in atto. Ma vorrei specificare, non è verso la famiglia, ma chi in effetti in questi casi ne risponde, vale a dire le assicurazioni. Questa azione per me come amministratore, per il danno patrimoniale, di budget, di processo e d'immagine che abbiamo subito era un atto dovuto nell'interesse di tutti gli stakeholder dell'azienda. Ora vedremo quali saranno i risvolti". Acquistando Perini Navi e Picchiotti ha acquisito anche spazi a Viareggio e a La Spezia. Questi ultimi conferma che ha intenzione di venderli? "L'acquisizione Perini era per noi proiettata al brand Perini e alle navi a vela. Poi, nel perimetro dell'asta in tribunale, vi era non soltanto il brand Perini, anche il Picchotti, e vi erano le due sedi. La prima sede, a Viareggio, abbiamo proceduto a venderla, perché non ci interessava, avendo già il nostro quartier generale a Carrara e così il capannone, che era troppo piccolo per noi. La sede di La Spezia l'abbiamo ristrutturata e destinata in questi anni alle attività di refit e a un progetto Lamborghini, unico oggetto di quel tipo all'interno del nostro range di prodotti e di know how. Parlo del Lamborghini 63 Tecnomar, che oggi è un modello in riduzione e che è stato trasferito a Cararra, perché si sviluppa in un nuovo 30 metri non più in composito, ma in alluminio. Anche le attività di refit le ricollocate e riequilibrate all'interno del mix di attività di Carrara, quindi anche la sede di La Spezia, in particolar modo nello sviluppo di questo nuovo piano industriale, non è più determinante e quindi è giusto venderla. La stessa cessione fa proprio parte anche dei numeri del piano industriale". E i marchi? E' intenzionato a venderne qualcuno? "No. Nel progetto di continuità dell'azienda, nella prosecuzione del progetto aziendale portato avanti fino ad oggi, vale a dire per 17 anni di continuo e costante successo, non vi è cessione di marchi". Torniamo ora al 4 febbraio scorso. Si rende conto che le cose non stavano come pensava. E si attiva un percorso che ha portato adesso alle sue dimissioni. "Allora innanzitutto specifico perché mi sono dimesso. Alla fatidica data del 4 febbraio, i cinque top manager in coordinamento tra di loro mi hanno portato a conoscenza della situazione. Purtroppo l'hanno fatto quando in cassa erano arrivati a 2 milioni e non riuscivano più a gestire. Se solo questa attività scellerata che avevano messo in campo con la gestione di un'azienda parallela me l'avessero evidenziata soltanto a luglio, be', il film e l'attività che avremmo gestito e che avrei gestito sarebbe stata completamente diversa e molto probabilmente, anche di certo le dico, non all'interno di una crisi d'impresa perché avevo tutte le leve per poterla gestire in assoluta continuità. In cassa sei mesi prima c'erano 80 milioni di euro". Continui, prego. "Probabilmente nel loro disegno c'era quello di portarmi ad essere inginocchiato e quindi, appena questa situazione mi si è palesata, senza sapere cos'era successo, ho finanziato l'azienda per 25 milioni e questo mi ha consentito non solo di capire cos'era successo, da prima io e con oggi anche gli esperti indipendenti di KPMG, ma anche di portare avanti l'azienda, di pagare gli stipendi ai dipendenti, sostenere e portare avanti il piano d'impresa, capire come andare a recuperare questa magnitudo di danni che sono stati creati e capire, anche attraverso il passaggio dalla composizione a questa prenotativa di concordato, ciò che dobbiamo fare di un piano industriale che vedrà la continuità dell'azienda". Il concordato si evolverà sino alla fine di ottobre? "Sì, e in quella data arriveremo con un'azienda che rispettando e riuscendo ad ottenere tutte le assumption del piano sarà una società che riprenderà il proprio percorso, non con pochi sacrifici, ma riprenderà il proprio percorso in continuità andando ad osservare con attenzione il giusto e la giusta soddisfazione sia per i dipendenti interni del gruppo, sia per il patrimonio aziendale, sia dell'indotto che in questi 17 anni abbiamo alimentato, stimolato ed aiutato a crescere, sia nel rispetto di tutti gli stakeholder, con una particolare ed ulteriore attenzione al ceto bancario che comunque ci ha sostenuto e mi ha sostenuto nella crescita dell'azienda". Diceva perché si è dimesso… "Sì, quindi essendo arrivati alla verifica forense, ho ritenuto giusto di dare un segno, un'impronta, una determinazione di discontinuità. Vale a dire le mie dimissioni e quelle di mio figlio, che hanno determinato la caduta del consiglio e del collegio sindacale. Tutti rimarremo in prorogatio fino al 10 di settembre secondo i termini e i tempi tecnici per andare ad una riqualificazione della governance che possa guardare con una migliore fiducia da parte di tutti gli stakeholder allo sviluppo del piano industriale in continuità". E che succederà dopo? "Da qui al 10 di settembre capiremo quali e quante delle assumption di piano saranno state raggiunte e da là, in funzione anche dell'aumento di capitale e dell'ingresso di un finanziatore, ovviamente, che prenderà la configurazione di un nuovo socio, si capirà quale sarà la nuova organizzazione, quale la nuova governance che avrà evidentemente anche degli azionisti nuovi e altri di riferimento". Parliamo del nuovo socio. Lo ha già presente? "Allora, diciamo che ce l'ho già presente, ma al momento non so chi sia, perché stiamo lavorando con diversi soggetti di tipo finanziario". Fondi, per capire? "Possibili soci di tipo finanziario. Ma stiamo lavorando anche con possibili investitori di tipo industriale. Quindi ancora dobbiamo capire se andremo avanti per una strada o per l'altra. E comunque tutte le strade hanno più riferimenti che sono in scambio e in approfondito lavoro, lavoro dal quale verrà fuori l'investitore più giusto e più funzionale al rispetto del piano". Difficile pensare che si accontenterà di fare solo l'azionista. "Il mio impegno oggi è esattamente uguale a quello che ho portato avanti in questi 17 anni. Farò quello si configurerà dal nuovo asset azionario dell'azienda. È chiaro che l'azienda è una mia creatura, l'ho costruita passo dopo passo da 17 anni a questa parte, quindi è la mia anima. E l'anima non si abbandona per strada, non è possibile. Io sono qui, sarò a lavorare come ho fatto sino adesso fino al 10 di settembre e arriveremo a tale data, ne sono sicuro, con una configurazione che metterà in sicurezza lo sviluppo dell'azienda, il piano e la continuità. Con questo obiettivo io sono a disposizione, come ho fatto sino adesso, del progetto di impresa. In quali termini io sarò poi utilizzato in azienda e dall'azienda e dagli azionisti lo vedremo". Lei resterà azionista? Oggi ha il 53%. "Resterò azionista, anche se fortemente diluito, ma questo non vuol dire che il mio impegno, la mia passione e la mia competenza cambieranno. Andremo a definire con i partner quale sarà la cosa più giusta da fare e io rispetto a quella che sarà ho dato e darò la mia disponibilità". Scusi, è corretto dire che ci saranno 100 milioni di euro di iniezione di liquidi del nuovo socio? "L'aumento di capitale sarà di 125, dei quali 25 io li ho già versati. Bisognerà metterne altri 100, che potranno venire dal nuovo socio o probabilmente da due insieme e anche da parte del mercato perché l'azienda è quotata". Torniamo alla presunta - c'è un'inchiesta in corso - attività fraudolenta dei 5 top manager. Ma quando lei dice azienda parallela cosa intende? "Intendo eludendo i sistemi di controllo che gestivano i budget, gli ordini, i pagamenti. Loro gestivano tutto parallelamente modificandomi ogni documento, compreso gli estratti, falsificandomi tutti i documenti: mi davano una visione che era in linea con il budget, mentre la realtà era diversa, non era in linea con i budget e quindi tutti i numeri non erano realistici". Si riferisce anche alla vendita delle barche? No. Quello che non corrispondeva era la consistenza dei budget, cioè dei soldi spesi per la produzione delle navi. Loro parallelamente emettevano ordini per le motivazioni che saranno scoperte dalle indagini, ma per le commesse spendevamo di più di quello che avevamo a budget. Questa spesa in più nei consuntivi non me la davano leggibile, perché modificavano anche i consuntivi delle commesse che facevano parte del database. In pratica, per tre anni, dal 2023 in poi, abbiamo chiuso contratti con la mia firma di vendite non positive per l'azienda, perché facevano riferimento al prodotto e al database storico dell'azienda che peccato che era falso. E per non far scoprire l'attività in parallelo che facevano, continuavano a danneggiare l'azienda. Non è scellerato?". Ma secondo lei perché tutto questo? "Ci sono tantissime ipotesi. Noi non abbiamo prova di nessuna di queste. Io e tutti gli stakeholder dobbiamo dare credito e fiducia alla magistratura che ritengo abbia iniziato il suo corso". Si può pensare a un'ipotesi dell'arricchimento personale? "Ci possono essere delle ulteriori motivazioni valide tanto quanto". Cosa si aspetta adesso? "Mi aspetto di riportare la mia splendida, straordinaria, emozionante creatura, quella di The Italian Sea Group, riconosciuta in tutto il mondo, uno straordinario made in Italy, lì dove era. E lotterò fino alla fine dell'ultimo mio grammo di forza. Per questo non mi sono fermato un solo giorno dal 4 di febbraio e così continuerò, agosto compreso, fino al 30 di ottobre per vedere la rinascita di questa azienda. Non può modificarsi il suo corso, non deve modificarsi il suo corso per le malefatte di cinque scellerati figli, perché io li ho trattati, accresciuti, formati, sostenuti con la voglia, il desiderio e la partecipazione, così come si fa con dei figli". Costantino, lei è sempre rimasto un po' fuori dal mainstream della nautica, dall'associazionismo. E' stato ed è anche piuttosto chiacchierato, non si può nascondere. In molti si domandano in merito alle accuse di frode rivolte ai manager, riconoscendolo quale un accentratore per natura, 'come ha fatto a non accorgersene?'. Ora, il fatto di riuscire a risollevarsi e risollevare l'azienda è una risposta anche a chi finora non l'ha capita? E' la sua ultima sua sfida? "È la mia sfida di questo momento, ma perché l'ultima? Non è che ho 99, ne ho 62. Sto lavorando le mie solite 18 ore al giorno con un'emotività sotto i piedi, dal 4 di febbraio, eppure ho un'energia che ancora non mi ha abbandonato. E spero, è la preghiera che faccio ogni sera prima di addormentarmi, che Dio non mi tolga la forza, l'energia e la lucidità che ancora ho".
Costantino: “La mia sfida è risollevare The Italian Sea Group, ma non sarà l’ultima”
Parla il Ceo dimissionario del gruppo della nautica in concordato bianco. “Per tre anni 5 top manager hanno falsificato la realtà. Pensavo di avere 93 milioni …








