di
Ornella Sgroi
La Maschera sarà al centro dell'happening nel borgo ligure, giunto all'ottava edizione, dove gli artisti sono ospitati a casa dei cittadini
Un rifugio per staccare da Milano e poter trovare in piena estate un po' di pace, di silenzio. Tra il mare, ma non quello inflazionato e chiassoso delle grandi frequentazioni. E la collina, a picco sulla costa ligure di La Spezia. Quella su cui affaccia Framura, guardando un mare non addomesticato, fatto di scogli selvatici e più difficile da raggiungere, attraverso un territorio più aspro. Dove ci sono proprio quella pace e quel silenzio, che per un turismo ricercato e rispettoso si fanno bellezza autentica. E dove il tempo sembra essersi fermato, non per modo di dire. «Ho inciampato dieci anni fa in questo paese meraviglioso, piccolissimo, dove c'è solo una strada percorribile» racconta Livia Grossi, giornalista del Corriere della Sera, ideatrice e direttrice artistica del festival FRAleMURA (24-26 luglio, ingresso libero). «Ho cominciato a frequentarlo e mi sono innamorata lentamente». La scintilla del Festival è stata una sua lettura pubblica «clandestina» di un reportage che Grossi aveva realizzato in Albania sulle «vergini giurate». Un’iniziativa personale accolta con entusiasmo dagli abitanti del piccolo borgo e dal sindaco di allora, che sposò l’iniziativa chiedendo alla giornalista già dall’anno dopo qualcosa di più strutturato. Che trova nel nome FRAleMURA la sua essenza più profonda. «Il festival è pensato esclusivamente per Framura, all’interno del borgo tra i caruggi, nelle piazzette, senza palchi, senza nulla, solo scenografie naturali» chiosa la direttrice artistica. «Il nostro palco è uno scalino in una piccola corte molto poetica, dove il tempo è sospeso, tra orti e caruggi a picco sul mare. È molto intimo e vuole raccontare anche questa intimità, l'incontro tra le persone in modo da guardarsi negli occhi, da stare insieme, per creare comunità». Tanto che gli artisti protagonisti del festival vengono ospitati dagli abitanti stessi di Framura, per azzerare la distanza tra spettatore e artista, già abbattuta dalla formula dell’intervista-spettacolo pensata e condotta dalla stessa Grossi. Che per questa ottava edizione ha scelto come tema «La maschera» che «protegge, nasconde, rivela». «Un tema molto presente nella nostra vita quotidiana, sia personale che collettiva» spiega «perché sappiamo quanto l'identità e le identità siano edulcorate, quanto i ruoli che ci vengono imposti dominino rispetto alle persone che invece siamo e quanto non è sempre facile mostrarsi e relazionarsi con gli altri con la propria vera identità».








