Gli Usa accusano Cuba di una campagna di spionaggio ultradecennale e di agenti infiltrati ai massimi livelli del governo di Washington con influenze. L'Avana "ha reclutato e coltivato generazioni di attivisti americani e ha sostenuto un'ondata senza precedenti di terrorismo di sinistra sul suolo statunitense", è l'attacco del Dipartimento di Stato in un rapporto di 100 pagine dal titolo 'Cuba, la capitale del comunismo del 21/mo Secolo', presentato dal capo della diplomazia a stelle e strisce, Marco Rubio, come "l'intera storia dello spionaggio e della sovversione cubana nel nostro Paese" di cui "il popolo americano ha il diritto di sapere".
Si è trattato di "una delle più durature e dannose penetrazioni di intelligence straniera nella storia americana", attraverso l'offensiva contro gli Usa che "non è mai stata, alla radice, una disputa su politica economica, sovranità o persino sul possesso di un determinato territorio. È stata una rivoluzione contro la civiltà occidentale stessa, condotta in parte con il metodo inedito e insidioso di persuadere i figli dell'Occidente a rivoltarsi contro la propria eredità". Le accuse rappresentano una escalation delle tensioni bilaterali: lo spionaggio tra le parti è un fenomeno noto da tempo e il rapporto del Dipartimento di Stato ha poche novità, pur cadendo nel mezzo di avvertimenti allarmistici in stile Guerra Fredda sull'estremismo di sinistra negli Usa e verso una "minaccia" comunista da estirpare "come un cancro", secondo la definizione del presidente Donald Trump. Il tycoon ha più volte lasciato intendere che il governo cubano potrebbe essere il prossimo target, dopo la caduta di quello del Venezuela, a essere costretto alla resa per le pressioni Usa. Il rapporto cita Fidel Castro sulla "guerra molto più vasta e grande" che avrebbe promosso contro gli Usa. "Questa è la campagna lanciata nel 1959" che "i suoi eredi stanno ancora portando avanti". Cuba "ha armato guerriglieri, addestrato terroristi, dato rifugio a latitanti" e, cosa anche più subdola, "ha coltivato generazioni di élite americane, costruito reti di influenza all'interno delle nostre istituzioni e aperto l'emisfero occidentale a una serie di potenze straniere ostili". Molti dei più significativi sconvolgimenti della recente storia politica americana, come le rivolte per George Floyd e l'esplosione dell'attivismo filo-terroristico nei campus universitari Usa, "possono essere ricondotti, in un modo o nell'altro, all'influenza cubana", accusa ancora il rapporto. Dalla posizione strategica al largo delle coste della Florida, "la Cuba odierna svolge un ruolo chiave nel sostegno alle principali reti terroristiche internazionali". E lo scenario si è aggravato per le nuove alleanze dell'isola che "ospita un numero crescente di installazioni militari, di intelligence e terroristiche straniere, costituendo una minaccia senza precedenti per la sicurezza interna degli Stati Uniti". Cuba, è l'affondo finale, "oggi funge da tessuto connettivo di una più ampia coalizione anti-americana, un terreno di scontro in cui le ambizioni di Mosca, Pechino e Teheran convergono con i movimenti radicali che operano all'interno del nostro Paese".














