Mentre continuano gli attacchi sulla Striscia di Gaza, l'emergenza sanitaria nei campi profughi si aggrava di ora in ora. Gli sfollati palestinesi non riescono a condurre una vita normale a causa della grave carenza di cibo, medicinali e acqua, oltre al rapido diffondersi di malattie infettive come la varicella. Secondo l’Unicef, solo da inizio luglio si sono registrati 9.300 casi sospetti di varicella in tutta Gaza.
L'impossibilità dell’isolamento e le condizioni igieniche
«Date le condizioni di guerra e di sfollamento in cui viviamo, isolare i pazienti è praticamente impossibile», spiega il medico della Mezzaluna Rossa Raed Abdel Karim Abu Sariya. «Immaginate 10, 15 o 20 persone che vivono in una piccola tenda: dove potrebbero trovare lo spazio per isolare una persona malata?».
Un caso emblematico è quello della famiglia Saadeh. Ruba, una bambina di 8 anni, ha contratto la varicella, ma l’intera famiglia è costretta a restare nella stessa tenda. In simili condizioni, isolare i malati o garantire un’igiene adeguata è impossibile.
«Prima facevo la doccia tutti i giorni, ma da quando siamo stati costretti a vivere nei campi, mia madre può solo versarmi un po' d'acqua sul viso», racconta Ruba. «Non abbiamo sapone, detersivo per il bucato, spugne, shampoo né disinfettante per le mani. Cosa abbiamo fatto per meritare tutto questo? Con queste eruzioni cutanee, nelle tende e senza riuscire a dormire a causa dei topi».







