di

Mirella Armiero

Scomparsa a 89 anni la moglie del grande artista, che ne fu musa e manager. Fu la sua prima sostenitrice e qualche volta modella

Angela Jodice ha incarnato l’anima della Napoli gentile e nobile, creativa e fattiva, cosmopolita e intellettuale. Glielo avevo chiesto tante volte: posso intervistarti? E lei: no, no, si schermiva. Si è sempre sottratta. C’è Mimmo, senti lui, parla con lui, io che c’entro? E invece c’entrava molto, moltissimo e rimpiango quell’intervista mai realizzata. Si dice che dietro ogni grande uomo c’è una donna, ma in questo caso la massima si può tranquillamente ribaltare: dietro una grande donna c’è stato un grande uomo, uno dei più grandi artisti italiani del Novecento.

Perché Mimmo e Angela Jodice sono stati una monade inscindibile e tante, tantissime volte, durante le nostre conversazioni lui ha specificato: non avrei fatto nulla senza di lei, non sarei dove sono, non vedrei il mondo come lo vedo. Insieme hanno deciso di non lasciare mai Napoli, che pure non li ha gratificati come avrebbero meritato e ora attendiamo con ansia che arrivi a compimento il progetto della Casa della fotografia a Capodimonte, senza ritardi o indugi ulteriori. Sarebbe stato bello che Angela avesse potuto tagliare il nastro, vedere riprodotta la camera oscura dove il marito si chiudeva a realizzare le sue opere plasmando la luce nell’oscurità (e spesso lei lo affiancava aiutandolo nel processo creativo), ammirare le collezioni donate al museo finalmente allestite nella sede adeguata. Per un ventennio almeno l’armonia di questa coppia ha riempito di contenuti la vita culturale napoletana, pur avendo come riferimento il mondo intero, i paesi in cui venivano organizzate grandi mostre di Mimmo Jodice, maestro indiscusso a livello internazionale. Lei aveva creduto in lui fin dagli esordi. Si erano sposati giovani, nel 1962. Angela Salomone, orfana di padre, aveva affrontato non pochi sacrifici per studiare all’Università. Si era laureata all’Orientale e ha poi insegnato letteratura inglese: nei primi anni di matrimonio il suo stipendio era quello che sosteneva la famiglia, mentre Mimmo si faceva strada nel mondo dell’arte, sempre supportato dalla moglie, che ne fu anche musa. Diversi ritratti di lei, bella e sfavillante di giovinezza, sono esposti nello studio di Posillipo dove ora è racchiusa tutta la preziosa eredità di Jodice, in cartelline ordinate, negativi, diapositive, stampe, libri, documenti catalogati.Si sono mossi insieme, Angela e Mimmo, nel solco delle avanguardie più innovative che elettrizzavano Napoli e sui sentieri dell’impegno sociale, in quella fantastica stagione in cui tanti erano convinti di poter cambiare il mondo. Loro due ci credevano e lo hanno dimostrato: i reportage dai luoghi di reclusione, dalle terre straziate dal terremoto, dai vicoli di Napoli. Poi Mimmo Jodice prende la via metafisica dell’assenza, del vuoto, esclude la figura umana. Le sue fotografie sono frutto di lunghe osservazioni, di ricognizioni sul territorio. Angela lo accompagna ovunque e, a un certo punto, con l’aumentare della notorietà del marito, riveste il ruolo di manager. Conosce le lingue e il mondo dell’arte, è sempre più indispensabile, Mimmo si affida interamente a lei e in seguito anche ai figli, in particolare a Barbara, la più presente nello studio.Gli ultimi anni di Mimmo Jodice lo hanno reso una figura sempre più ieratica, serena, quasi olimpica. Angela ha continuato a seguirlo ogni giorno, era lei l’interprete dei suoi pensieri, dei suoi desideri, la mediatrice del suo rapporto con il mondo. È stata lei a rappresentarlo nelle occasioni ufficiali, la mostra al Maschio Angioino per esempio. Poi la scomparsa dell’artista, nell’ottobre scorso. Angela ha provato a combattere, a restare attaccata alla quotidianità, a portare avanti i suoi progetti. Ma ha prevalso il vuoto lasciato da quel rapporto fusionale che ha dato forma alla sua esistenza. Angela ha raggiunto Mimmo, concludendo un viaggio avventuroso che valeva la pena di intraprendere e i cui frutti non saranno dimenticati.