Nel luogo in cui il conflitto tra etica della ricerca e sviluppo tecnologico si sente di più, la ministra dell'Università Anna Maria Bernini detta la sua linea. «Le scoperte più significative arrivano da sperimentazioni condivise tra ricerca e settore della difesa. Non bisogna parlare di dual use. Al massimo parliamo di common use». Il messaggio agli atenei è chiaro: va bene valutare l'etica dei accordi stipulati e accorgersi se la propria ricerca può avere applicazioni in ambito militare, ma non va bene bloccare o sospendere accordi soltanto perché di mezzo c'è il settore della difesa. «L'esame Pet che diagnostica i tumori, ad esempio, nasce da un'applicazione legata al mondo della difesa, ma oggi è una scoperta che ci salva la vita. Dobbiamo darci delle regole» dice. Etica della ricerca e dual use: il dibattito nelle università La ministra così prova a riposizionare una tendenza che negli ultimi anni, dopo le proteste per la Palestina, ha portato gli atenei a occuparsi dell'etica della ricerca e del dual use. Cioè il possibile utilizzo non solo civile ma anche militare delle loro scoperte. Negli ultimi anni diversi atenei italiani, tra cui quelli torinesi, hanno istituito delle commissioni interne che si occupano di analizzare con questa nuova sensibilità i contratti stipulati con le aziende, soprattutto quelle legate all'aerospazio. La ministra non può impedirglielo, perché le università hanno un'autonomia di governance. Ma ipotizza di stilare delle linee guida uguali per tutti. «L'importante è capirsi da subito e darsi le giuste regole di ingaggio» dice. Aerospazio, libertà accademica e ricerca dual use Il conflitto tra mondo della ricerca e sviluppo tecnologico è accesissimo per quanto riguarda l'aerospazio. Un settore chiave per il Piemonte e Torino, che sta esplodendo in un momento storico in cui le sensibilità soprattutto delle nuove generazioni, tra cui gli studenti universitari, richiedono una presa di posizione pacifica più netta. «Non abbiamo mai parlato di linee guida con la ministra nella Conferenza nazionale dei rettori» commenta la rettrice dell'Università Cristina Prandi. Lato Politecnico, la vicerettrice per l'Innovazione scientifico tecnologica Giuliana Mattiazzo frena: «Non so se le linee guida possano complicare le cose per via della libertà accademica, però certo è utile che tutti gli atenei abbiano un proprio regolamento, come abbiamo fatto noi». Nel loro caso, tutti i ricercatori ricevono una formazione specifica sull'etica e nei contratti è stata inserita una clausola che consente l'uso della ricerca militare solo se per scopi di difesa dello Stato o dell'Ue. «Non abbiamo bloccato nessun accordo, al massimo abbiamo avuto qualche rallentamento - specifica Mattiazzo - La ricerca dual use non è demonizzata, ma serve un percorso consapevole che guidi i docenti a capire in che ambito del dual use si trovano». Stellar Hub di Torino: investimenti nell'aerospazio La cornice è l'aerospazio: la ministra Bernini ieri ha visitato lo Stellar Hub di Space Industries, il nuovo impianto industriale alle porte di Torino dedicato all'assemblaggio, all'integrazione e ai test di satelliti. Da capannone di un'azienda dismessa, l'edificio di 8 mila metri quadri è stato trasformato in uno spazio di produzione di satelliti, diventando così tra i più grandi d'Italia. Si stima di produrne circa 140 all'anno a pieno regime. Di recente l'hub ha ospitato un test che ha coinvolto la Nada, il Mit di Boston, il Cern di Ginevra e l'Istituto nazionale di fisica nucleare. Bernini ha confermato l'impegno a investire nel settore, così come la soddisfazione per il rifacimento della Cavallerizza, di cui è andata a visitare gli ultimi lavori del cantiere accanto al governatore Alberto Cirio e al presidente della Fondazione Compagnia di San Paolo Marco Gilli. La prima parte della Cavallerizza sarà conclusa e aperta al pubblico la prossima primavera. «Soldi spesi bene: riqualificare una zona così importante della città e condividerla con le persone è la cosa più importante» conclude Bernini.