“Sono stata messa illegalmente sotto la lente di ingrandimento per aver chiesto alla Guardia costiera di soccorrere le persone in difficoltà”. L’austriaca Nathalie Gruber è una degli attivisti per i diritti umani finiti sotto indagine per il lavoro di monitoraggio e volontariato a favore dei migranti in Grecia. Secondo alcune inchieste giornalistiche, i suoi dati insieme a quelli di altre migliaia di persone sono stati archiviati da Europol, l’agenzia della Ue per la lotta al crimine, attraverso un sistema di tecnologie illegale.
Può spiegarci cosa le è successo?
“Facevo parte di un gruppo di persone impegnate a monitorare in Grecia le violazioni dei diritti fondamentali alle frontiere esterne dell’Ue quando, a un certo punto, mi sono ritrovata indagata. Nonostante l’assoluzione all’inizio del 2024, i miei dati personali sono stati trasferiti illegalmente da Frontex a Europol e archiviati nel sistema informatico “ombra“. Il Garante europeo della protezione dei dati in in questi anni non ha mai risposto alle mie denunce, fino alla settimana scorsa quando ho ricevuto la comunicazione della sua decisione.
Cosa le ha detto?
Una cosa incredibile. Ha accettato la spiegazione di Europol secondo cui i miei dati sono stati trattati perché il mio lavoro era finalizzato a ‘costringere’ le autorità competenti di protezione delle frontiere a soccorrere i migranti. In altre parole sono stata messa illegalmente sotto la lente di ingrandimento per aver chiesto alla guardia costiera di adempiere al proprio compito di soccorrere le persone in difficoltà. Questo però non costituisce reato ai sensi di alcuna legge.







