Ci sono cani che entrano in un rifugio con una storia difficile alle spalle. E poi ci sono quelli che sembrano guardare fuori dalla porta, o da una finestra, come se stessero aspettando che qualcuno finalmente li vedesse davvero. Smudge era uno di loro. Seduto nella sua cuccia, con gli occhi rivolti verso il cortile della Pennsylvania Spca, il piccolo cane sordo sembrava chiedersi quando sarebbe arrivato il momento di avere di nuovo una casa. Non poteva sentire le voci dei volontari, i passi degli operatori o i rumori intorno a lui. Ma riusciva a percepire una cosa: la mancanza di una famiglia. E forse era proprio quello che rendeva quella scena così difficile da dimenticare.
Una vita iniziata in salita
Smudge aveva soltanto due mesi quando era stato salvato insieme ad altri 21 cani da una situazione di abbandono. Nonostante tutto quello che aveva vissuto, il cucciolo aveva trovato presto una famiglia. Sembrava finalmente arrivato il suo lieto fine. Ma un anno dopo è tornato al rifugio.
I suoi proprietari non riuscivano più a prendersi cura di lui e Smudge si è ritrovato nuovamente dietro le sbarre, costretto a ricominciare tutto da capo. Per molti cani un ritorno al rifugio è un momento di grande confusione. Per Smudge lo era ancora di più: essendo sordo, doveva affrontare un ambiente pieno di movimenti improvvisi e stimoli che non poteva interpretare attraverso l'udito. Così faceva quello che sapeva fare meglio. Guardava.






