Lo si era già detto dopo il video di Trump sul lungomare di Gaza. Il problema con la Destra Artificiale è che non capisci mai se scherza sulle cose terribili o se dice cose terribili facendo finta di scherzare.

I canali di Vannacci promuovono un Vannaccius generato dall’AI e illiberalmente ispirato a un generale meno attaccabrighe, Massimo Decimo Meridio. La Russa, Meloni e Vannaccius siedono, romanamente agghindati, nella tribuna autorità del Colosseo. Qualcuno noterà l’assenza di Salvini, ma è un dettaglio. Qualcun altro che Vannaccius si trova accanto a Meloni come se fossero già alleati, e questo forse non è un dettaglio. In mezzo all’arena, legati come salami, quattro prigionieri tremebondi: Conte, Schlein, Prodi e Boldrini, che la moglie di Vannaccius (Vannaccia?) omaggia carinamente sollevando il dito medio. Stanno per essere sbranati da un leone in piena fase digestiva (ecco spiegata l’assenza di Salvini) e da quel Barboni che si è guadagnato la nomina a console menando un migrante per la strada.

Ave Vannaccius, zecche rosse te salutant. Siamo al momento clou. Il Gladi-attore pronuncia la condanna a morte degli avversari, da eseguire con «la stessa falce e martello che non hanno mai usato», quei lavativi. Poi mostra alla plebe il pollice verso. Del genere «al mio segnale scatenate l’Interno» (inteso come ministero). Generale, mi sente? Le do la sua posizione: lei si trova esattamente sull’orlo del ridicolo. Si fermi, perché da Vannaccius a Dux il passo è breve.