È uno sguardo che dal palco di Piazza dei Cavalieri a Pisa si spinge fino a di Firenze, quello che Coez poggia domani sera su Santa Maria Novella, su San Lorenzo, e su tutte le altre cupole, le altre guglie, gli altri tetti che hanno fatto da sfondo alle registrazioni di “From the rooftop 3”, ultima fatica discografica realizzata proprio in riva all’Arno. Un viaggio lungo dieci anni arrivato al suo terzo capitolo, come sottolinea lo stesso Silvano Albanese, pardon Coez, provando a spiegare le ragioni di questa collana parallela alla produzione discografica ufficiale senta ancora l’esigenza di salire su un tetto per spogliare le sue canzoni.

"Tutto è iniziato quasi per gioco dieci anni fa, quando caricavamo i video su YouTube per raggiungere il pubblico dell’underground", racconta il cantautore di Nocera Inferiore trapiantato a Roma, in scena il 4 agosto pure alla Rocca Maggiore di Assisi. "L’idea era quella di offrire una veste più intima ed emotiva ai miei brani, creando un contrasto netto con le versioni ufficiali degli album, che spesso spingono verso una dimensione più pop e radiofonica".

Insomma, il suo mondo artistico visto da un’altra angolazione.

"Già. Ogni volta che salgo su quel tetto, mi metto alla prova per capire se una canzone mi appartiene ancora o se la sto cantando solo per inerzia: è il mio modo per restare vivo e sincero con il pubblico. Nonostante l’atmosfera raccolta, però, il mio non è un ‘Mtv Unplugged’ in senso stretto: portiamo sì archi e pianoforte sul tetto, ma non rinunciamo a chitarre elettriche, bassi e sintetizzatori. L’obiettivo è far arrivare la musica in modo più essenziale e ‘scarno’, un po’ come accade a teatro, dove non hai bisogno di volumi assordanti per colpire il pubblico".