A 34 anni dalle stragi di Capaci e di via D'Amelio e dal troppo spesso ingiustamente dimenticato suicidio della 17enne testimone di giustizia Rita Atria, che si uccise a una settimana dalla scomparsa di Paolo Borsellino, a Giffoni risuona forte e chiaro il messaggio "Basta girarsi dall'altra parte". E questo qualunque sia il sopruso: un'intimidazione mafiosa o un atto di bullismo, un odioso revenge porn o una violenza su una donna. Il messaggio arriva dalla voce forte e schietta, dalle mani che non tremano di Antonino Bartuccio, l'ex sindaco di Rizziconi (Reggio Calabria), che nel 2014 ebbe il coraggio di dire no alla 'ndrangheta. E negli occhi che si riempiono di lacrime di sua moglie Mariagrazia Squillaci, consulente del lavoro, che assieme ai loro due figli è stata posta sotto scorta assieme al marito.
Ai ragazzi di Giffoni presentano il cortometraggio "Il quaderno di Tommaso", un progetto nato dall'idea del Consiglio Nazionale dell'Ordine dei Consulenti del Lavoro e realizzato dalla sua Fondazione Studi in collaborazione con il Film Fest che si basa sul libro 'Sui sedili posteriori. La "nuova libertà" di Antonino Bartuccio. Ne è valsa la pena? "Sì, ne vale la pena da 12 anni, un mese e 16 giorni, ne vale la pena ogni giorno, - dice Bartuccio in un'intervista all'ANSA - perché ciò che è stato fatto non è qualcosa che riguarda solo la mia famiglia, anche se sulla mia famiglia si sono riverberati i maggiori effetti, quelli più difficili da superare. È stato veramente complicato spiegare ai nostri figli, nell'immediato, subito dopo gli arresti, quando siamo finiti sotto scorta. Però sono stati sempre vicini, sempre accanto a me e a tutta la famiglia, sempre orgogliosi perché hanno ben compreso che ciò che era stato fatto era giusto, che doveva essere fatto, era l'unica via. Bisogna reagire se vogliamo che le cose cambino, perché non cambieranno mai se rimarremo inerti".










