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Nel 1887 lo scrittore Arthur Conan Doyle inventò il detective Sherlock Holmes, ma fu qualche anno dopo, con i racconti brevi pubblicati sullo Strand Magazine, che il personaggio diventò un fenomeno mondiale. I lettori si affezionarono a Holmes al punto di scrivergli delle lettere e di spedirle un po’ ovunque: alla redazione della rivista, a casa di Conan Doyle, perfino al 221B di Baker Street, l’indirizzo londinese del detective, che all’epoca non esisteva nemmeno davvero.
Conan Doyle, però, di Holmes si era stancato: sentiva che un personaggio così ingombrante gli impediva di dedicarsi a cose che riteneva più importanti, e alla madre scrisse che pensava di ucciderlo. Lo fece nel dicembre del 1893, in un racconto in cui Holmes precipita dalle cascate di Reichenbach, in Svizzera, durante una lotta con il suo nemico, il professor Moriarty. La reazione del pubblico non ha molti precedenti: secondo diverse ricostruzioni, dopo l’uscita del racconto alcuni lettori si aggirarono per Londra con un fazzoletto nero al braccio in segno di lutto, e lo Strand perse un numero enorme di abbonati. Tra lettere di protesta e offerte di denaro sempre più alte, dieci anni dopo Conan Doyle cedette e riportò Holmes in vita, spiegando che aveva soltanto finto di morire.






