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In ogni tempo, donne e uomini hanno cercato di scongiurare la fine e assicurare la rinascita di piante, animali e comunità, chiedendo fertilità e prosperità ai loro dei. Sempre questa preghiera si è tradotta in gesti codificati e rituali. Gli orghia – le azioni sacre -, mantengono solido e diretto il rapporto con la divinità, lo ancorano alla condivisione di gesti, formule e suoni, oggetti e simboli e, ancora, cibo, bevande, offerte.La mostra esposta al museo di Sibari conduce in un percorso che va dalle azioni degli dèi (il mito) a quelle ripetute dagli esseri umani (il rito), illustrando l’incontro tra culti italici e greci. Le “dee del grano” per eccellenza sono Demetra e sua figlia Kore-Persefone, che viene trascinata dal dio Ade negli Inferi e fa ritorno ogni anno sulla terra. Tra le principali espressioni del loro culto. L’esposizione presenta per la prima volta i rinvenimenti recenti effettuati nei santuari di Locri Epizefiri (RC) ed Eraclea lucana (Policoro-Mt). Affiancate alle dee del grano ci sono l’Hera Lacinia di Capo Colonna, signora della natura, degli animali e della fertilità femminile, e La Dama di Sibari (Athena), legata ai passaggi di stato e alle acque profonde. Anche i loro templi hanno restituito cose nuove, che saranno esposte in anteprima. Alla fine, il percorso giunge alle Madonne, alle sante cristiane e ai rituali contadini del Sud Italia, che da quelli antichi derivano direttamente, e nei quali permane la necessità di propiziare la crescita del grano e la rigenerazione della vita.






