Quasi otto mesi dopo il furto di asset basati su Solana per un valore di circa 30 milioni di dollari, il regolatore finanziario della Corea del Sud ha avviato formalmente le procedure sanzionatorie contro Dunamu, la società madre di Upbit. L’hackeraggio di Upbit da 30 milioni di dollari, avvenuto il 27 novembre 2025, rappresenta uno dei più gravi incidenti di sicurezza nella storia recente degli exchange crypto asiatici — e ora mette alla prova un impianto normativo che, per ammissione delle stesse autorità, non è attrezzato per gestirlo.

La Financial Supervisory Service (FSS) ha inviato a Dunamu un rapporto di ispezione tra il 18 e il 19 luglio, segnando il primo passo ufficiale di quello che potrebbe diventare un precedente regolatorio per l’intero mercato crypto sudcoreano. La notizia è stata riportata dall’emittente locale SBS, citando fonti delle autorità finanziarie e del settore.

Summary

L’azione regolatoria contro Dunamu dopo l’hackeraggio di UpbitDinamica dell’attacco: 54 minuti e 44,5 miliardi di won sottrattiCopertura delle perdite e tentativi di recuperoLa fusione con Naver Financial e le critiche sulla comunicazioneLe lacune del quadro normativo sudcoreanoIl Digital Asset Basic Act come possibile soluzioneIl sospetto sul gruppo Lazarus e il contesto regolatorio più ampioPerché questa vicenda conta per il mercato cryptoFAQQual è stata l’entità dell’hackeraggio di Upbit del novembre 2025?Come ha risposto Dunamu per coprire le perdite dei clienti?Quali ostacoli legali complicano le sanzioni contro Dunamu?Chi è sospettato di essere responsabile dell’attacco?