La nuova corsa alla Luna non riguarda soltanto scienza, tecnologia e competizione geopolitica. Riguarda anche l’ambiente. Ogni missione spaziale produce infatti un’impronta che può estendersi ben oltre il momento del lancio: detriti in orbita, materiali rilasciati nell’atmosfera al rientro, componenti che possono raggiungere la superficie terrestre o gli oceani, congestione delle orbite e rischi per le future attività spaziali.
A richiamare l’attenzione su questi aspetti è il Programma delle Nazioni unite per l’ambiente (Unep), in occasione dell’International Moon Day, che l’Onu celebra il 20 luglio.
Negli ultimi anni l’esplorazione lunare è tornata al centro delle agende spaziali. La missione Artemis II della Nasa ha portato quattro astronauti in un viaggio di dieci giorni attorno alla Luna, nell’ambito di un programma che punta a stabilire una presenza umana di lungo periodo sulla superficie lunare entro gli anni Trenta. Anche Cina, India, Giappone e diverse aziende private stanno sviluppando propri programmi lunari.
«Decenni di attività spaziali in rapida espansione hanno dimostrato che ogni lancio lascia un'impronta ambientale e che può volerci molto tempo per comprenderne appieno l'impatto. Per questo è fondamentale considerare la sostenibilità di questi programmi fin dalle prime fasi», spiega Jason Jabbour, senior officer dell’Unep.






