Ferran Torres è stato l’uomo decisivo nella finale contro l’Argentina: suo il gol, l’unico in questa edizione, che ha piegato le resistenze della Scaloneta regalando il secondo titolo iridato alla Spagna. Da vero “tiburòn” dell’area di rigore.

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Ferran Torres è l'eroe della Spagna di de la Fuente che si è presa la Coppa del Mondo 2026 vincendo la finale sull'Argentina al 106′ minuto dopo un'estenuante sfida inchiodata sullo 0-0, dopo essere entrato al 62′. Una rete decisiva che ha piegato le resistenze della Scaloneta, regalando il titolo iridato alla Roja grazie al suo bomber di scorta, capace in questa edizione di segnare un solo gol, ma nel momento più decisivo e determinante: la finale mondiale. Da vero "tiburòn", troppo spesso criticato dai suoi tifosi.

Ferran Torres e la sua ascesa, dal City di Guardiola al Barcellona di Flick Nato il 29 febbraio 2000 a Foios, piccolo paese valenciano, Ferran Torres è cresciuto calcisticamente nella cantera valenciana a soli sei anni, debuttando in prima squadra giovanissimo, conquistando poi a soli 19 anni la Copa del Rey. Pep Guardiola lo volle poi al Manchester City nel 2020 e lì vinse Premier League e Carabao Cup. Prima del ritorno trionfale in Spagna quando nel 2022 il Barcellona lo acquistò per 55 milioni. Un rientro di alti e bassi tra alcuni infortuni e molte critiche, è definitivamente esploso sotto la gestione di Hansi Flick. Le ultime due stagioni in azulgrana sono state le sue migliori, con 19 e 21 gol segnati a campionato, 3 trofei vinti (La Liga, Copa, Supercopa). Ferran Torres, "el Tiburòn" amato dai suoi allenatori e criticato dai tifosi Nel corso degli anni, Ferran Torres si è guadagnato sul campo il soprannome di "El Tiburón", lo "Squalo": un giocatore che ha dimostrato di sapere "fiutare" la porta, riuscendo ad attaccare gli spazi senza pietà, come nel caso della finale contro l'Argentina. Un merito che fa attrito però anche con le tante critiche che ciclicamente ha dovuto affrontare per non segnare con continuità tanti gol tanto che pur godendo della fiducia dei propri allenatori, non gioca con continuità tutti i 90 minuti delle gare. Anche in occasione dei Mondiali de la Fuentes non ha mai giocato un match dall'inizio alla fine, prendendosi anche il ruolo di "super sub", un sostituto di vero lusso.