Chi è oggi il factotum bravo bravissimo, pronto a far tutto, la notte e il giorno sempre d’intorno, che tutti chiedono e tutti vogliono? Più richiesto nei talk dell’opinionista prêt-à-penser, dell’influencer desnuda o, mettiamo, di un condannato in via definitiva per una soi-disante legittima difesa? Ma è il conduttore di un programma televisivo che unisce le coppie e riaccoppia quelle scoppiate, il dating show “F*cktotum” che va in onda con grande successo popolare dai Siviglia City Studios, dove si gira un’incredibile, trashissima serie pseudosettecentesca: “L’inutil precauzione”, ovviamente. E dunque tutto l’assedio del Conte d’Almaviva alla bella Rosina altro non sarà che l’ennesima puntata di un reality tanto più falso quanto più spacciato per vero, e infatti nel finale, al ritorno alla realtà, lei si guarderà bene da sposare davvero lui, benché ricco e di successo (e anche buon cantante), ma sceglierà la libertà. Questo Barbiere di Siviglia “di” Daniele Menghini (e magari pure di Gioachino Rossini, via) allo Sferisterio di Macerata non è nuovo, perché risale al ’22. Però lo sembra perché castigat ridendo i mores della nostra epoca smaniosa di apparire, tutta apparenza e niente sostanza, narcisista ed edonista, perfettamente falsa nella sua pretesa di verità. Nella bella scena di Davide Signorini, che sfrutta le peculiarità dello Sferisterio anziché subirle come succede di solito, indossando i costumi scatenati e indiavolati di Nika Campisi, va in scena un’umanità che conosciamo bene perché siamo noi, perennemente in diretta, ripresi dai videomaker o dai telefonini e proiettati sui maxischermi dell’agorà virtuale delle nostre vanità-nullità impastate di like e follower. E allora ci sta anche benissimo, novità di questa ripresa, il cameo di Valentina Anzani, una rara influencer lirica che ha capito, a differenza della maggior parte dei barbogi del settore, che per l’opera la realtà virtuale è un’opportunità e non soltanto una minaccia (o forse tutte e due insieme, chissà). Con questo spettacolo spiritoso e ficcante, Menghini iniziò una carriera fortunata e meritata (e qui invece non sempre le due cose vanno insieme, come si sa) che l’ha portato a vincere un Abbiati. Questo suo Barbiere è una delizia, ma una delizia perfida, quindi assai rossiniana. C’è di tutto ma niente è di troppo, a parte forse un Arlecchino che arlecchineggia molto e che Menghini ficca in ogni suo spettacolo, Bizet o Henze per lui pari sono: sarà qualche trauma infantile (troppi Strehler?), pazienza. Ma questo Rossini glitterato diverte e fa pensare: la missione compiuta del teatro. Dal punto di vista musicale, le cose filano abbastanza lisce. Chapeau a Jacopo Brusa, arrivato quasi last minute sul podio a rimpiazzare un collega, e che si porta a casa un Barbiere, date le circostanze, non personalissimo ma scorrevole e puntuale. Peccato solo che quest’anno la forma della Form, la Filarmonica Marchigiana, non sembri ideale. La compagnia è buona. Spicca la Rosina di Raffaella Lupinacci, un mezzosoprano di bel timbro e soprattutto eccellente tecnica, che le permette di dare un senso alle colorature rossiniane: e ottima attrice, per di più. A Ruzil Gatin la parte di Almaviva sta oggi forse un po’ stretta, ma il tenore russo continua a esibire un canto molto elegante nei momenti lirici e virtuosistico nel rondò. È stato però misteriosamente contestato dopo la sua cavatina, a conferma delle indefesse attività procreative delle mamme dei diversamente intelligenti. C’è poi un giovane Figaro armeno, Grisha Martirosyan, voce di bel timbro e piccolina. Le agilità sono alquanto imprecise, però tutto sommato l’armeno è abbastanza ameno. Riccardo Fassi fa un Basilio “di tradizione”, spingendo forse un po’ troppo sulla cavernosità, ma è irresistibile in scena come tenutario del format “La calunnia”. Quanto a Marco Filippo Romano, cantava Bartolo per la centonovantesima volta, il che vuol dire che lo conosce anche capovolto: però mai, credo, nell’arietta “all’antica” (“la musica ai miei tempi er’altra cosa”) aveva fatto l’imitazione di Al Bano: “L’aria dicea Giannina, ma io dico Romina”. Ci sono anche una divertentissima Berta, Giulia Mazzola, indecisa se combattere la vecchiaia maledetta con un’iniezione di botox e, “cosa rara”, un Fiorello di bellissima voce, Valerio Morelli. Risate e applausi “di qualità”.